Euro-Office, la prima versione stabile della suite europea è online: sfida a Microsoft 365

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   L’idea – che negli ultimi anni si è fatta strada con sempre maggiore forza nei palazzi della politica come nelle direzioni aziendali del continente – è che l’Europa non possa più affidare la propria produttività quotidiana esclusivamente ai grandi colossi tecnologici d’oltreoceano.

Da questa convinzione, maturata tra timori per la sicurezza dei dati e ambizioni di autodeterminazione digitale, prende forma Euro-Office: una suite per ufficio open source, sviluppata da un consorzio di dodici aziende e organizzazioni europee, che ha appena raggiunto un traguardo significativo con il rilascio della sua prima versione stabile, pubblicata il 9 giugno 2026.

Chiunque può già scaricarla e provarla, mettendo le mani su un ambiente di lavoro pensato per la modifica collaborativa di documenti, fogli di calcolo e presentazioni, senza dover passare per i server di Seattle o di Mountain View.

DocumentServer 9.3.1 alla base di un'alternativa concreta a Office365

La versione stabile appena resa disponibile si chiama DocumentServer 9.3.1 ed è, tecnicamente, il cuore pulsante di Euro-Office. La suite, va detto, non parte da zero: è basata su DocumentServer, una componente già rodata nel mondo open source, ma riorganizzata e integrata secondo le specifiche del consorzio europeo. Il risultato è uno strumento che supporta nativamente sia i formati di Microsoft Office (come.docx,.xlsx,.pptx) sia gli standard aperti OpenDocument.

Un’architettura ibrida che, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe facilitare la migrazione delle aziende e delle pubbliche amministrazioni verso un’infrastruttura più trasparente e meno esposta a logiche di mercato extraterritoriali.

LibreOffice attacca: «Sovranità digitale tradita dai formati Microsoft»

Proprio su questo punto, però, si sono già levate critiche pesanti, e non certo da un angolo qualsiasi del panorama software libero. LibreOffice, la nota suite concorrente da anni sostenuta dalla comunità internazionale del software open source (sebbene qui non si voglia utilizzare quella parola), ha contestato in modo frontale la scelta di Euro-Office di adottare i formati Microsoft come predefiniti.

Secondo i suoi esponenti, una vera sovranità digitale europea non può limitarsi a riprodurre gli stessi standard proprietari di chi si intende sfidare; al contrario, richiederebbe un’adozione nativa e piena del formato ODF (OpenDocument Format). La posta in gioco, per chi solleva l’obiezione, è la sostanza dell’indipendenza, non la sua semplice apparenza.

Dall’altra parte, i sostenitori di Euro-Office ribattono che senza la compatibilità con i formati più diffusi sul mercato – quelli di Microsoft, appunto – nessuna alternativa avrebbe chances reali di adozione su larga scala. Un ragionamento pragmatico, se si vuole, che guarda ai numeri: milioni di documenti già esistenti in formato.docx o.xlsx non possono essere abbandonati o convertiti con il rischio di perdere informazioni.

Resta il fatto che la polemica, per ora confinata nei circoli tecnici e nelle mailing list dei progetti open source, rischia di indebolire proprio quel fronte europeo che invece si vorrebbe compatto di fronte alla sfida americana.

Euro-Office, comunque, si propone come strumento di modifica collaborativa completo: fogli di calcolo, presentazioni e testi possono essere lavorati in contemporanea da più utenti, con funzionalità di tracciamento delle modifiche e controllo delle versioni. Il consorzio che lo sostiene ha già annunciato l’intenzione di proporlo alle amministrazioni pubbliche europee come alternativa certificata, anche se – al momento – non sono stati resi noti né i costi di eventuali implementazioni personalizzate né i tempi di una possibile certificazione ufficiale da parte delle istituzioni comunitarie.

Ciò che è certo è che, per la prima volta, l’Europa dispone di una suite per ufficio nativa, stabile e pronta per l’uso, che non passa né da Redmond né dalle logiche proprietarie del passato.

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