Uccisa a coltellate a Loreto, l'ex marito resta in carcere: il gip dispone la custodia cautelare

Uccisa a coltellate a Loreto, l'ex marito resta in carcere: il gip dispone la custodia cautelare
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Redazione Interno Redazione Interno   -   Resta in carcere Sami Khemaies, il 39enne tunisino accusato di aver ucciso a coltellate l'ex moglie Luigia Fortunato. La decisione è stata presa dal gip di Ancona Carlo Cimini, che ha disposto la custodia cautelare in carcere per l'uomo, senza tuttavia convalidare il fermo inizialmente eseguito dagli investigatori. La scelta, come spiegato dal giudice, è motivata dall'assenza del pericolo di fuga, elemento che ha portato a non ratificare la prima misura restrittiva, sostituita comunque da quella cautelare, ben più incisiva ai fini processuali.

La ricostruzione della lite e il movente

La tragedia si è consumata nella serata del 9 luglio, all'interno dell'abitazione che i due condividevano in via Bramante 194, a Loreto, in provincia di Ancona. Secondo quanto emerso dalle prime ricostruzioni, l'omicidio sarebbe maturato al culmine di una lite furibonda, degenerata in pochissimi istanti. La vittima, Luigia Fortunato, aveva 33 anni ed era originaria di Cerignola, in provincia di Foggia. Stando alla versione fornita dallo stesso Khemaies, i litigi andavano avanti da due giorni, a causa di un episodio verificatosi al centro estivo frequentato dal figlio della coppia.

Una discussione che, apparentemente senza via di scampo, ha portato all'uso di un coltello e all'esito tragico che si conosce.

La difesa e il “dolo d'impeto”

A sostenere la strategia difensiva per il 39enne è l'avvocato Simone Matraxia, che ha subito delineato i contorni giuridici della vicenda. «Quello che posso dire, in base agli elementi emersi, è che si tratta di un omicidio sostenuto dal cosiddetto dolo d'impeto», ha dichiarato il legale. Una definizione che potrebbe giocare un ruolo cruciale nel prosieguo delle indagini, orientando la ricostruzione dei fatti verso un omicidio non premeditato.

L'uomo, durante l'interrogatorio di garanzia davanti al gip, ha ammesso le proprie responsabilità, cercando però di giustificare l'accaduto con la dinamica concitata dello scontro. «Mi minacciava e aveva il coltello, gliel'ho tolto e l'ho uccisa», avrebbe raccontato Khemaies agli inquirenti, fornendo una versione che sarà al centro delle verifiche tecniche nelle prossime settimane.

Gli accertamenti e la posizione giuridica

Per chiarire la dinamica effettiva dei fatti, il sostituto procuratore di turno ha disposto una serie di accertamenti medici che si terranno nel pomeriggio di oggi. In particolare, i periti dovranno esaminare una ferita che Khemaies presenta alla mano destra, per stabilire se sia compatibile con la versione difensiva, ovvero se si sia procurato il taglio durante la colluttazione con la vittima o se si tratti di una lesione antecedente. Un dettaglio che potrebbe rivelarsi fondamentale per avallare la tesi del “dolo d'impeto” o per suffragare l'ipotesi di un attacco più brutale e volontario.

Al momento, nel fascicolo d'indagine resta fuori l'aggravante del femminicidio: per la Procura di Ancona, l'accusa è formalmente quella di omicidio volontario aggravato, un reato per il quale il 39enne rischia l'ergastolo, in attesa di eventuali sviluppi sulle circostanze attenuanti.

La custodia cautelare e l'assenza di pericolo di fuga

La decisione del gip Carlo Cimini di non convalidare il fermo, motivata dall'assenza del pericolo di fuga, potrebbe apparire controintuitiva, ma nella prassi giudiziaria italiana rappresenta una scelta tecnica che non pregiudica la custodia in carcere. In sostanza, il giudice ha ritenuto che non sussistessero i presupposti urgenti che avevano portato all'arresto immediato da parte degli inquirenti, pur riconoscendo però la gravità del quadro indiziario e la necessità di mantenere il soggetto in stato di detenzione.

La custodia cautelare, infatti, risponde appieno alle esigenze processuali, garantendo che l'indagato rimanga a disposizione della giustizia. Restano ora da attendere gli esiti degli esami sulla ferita e le eventuali integrazioni delle consulenze tecniche, che potrebbero svelare ulteriori dettagli su quella che, per molti versi, si configura come una delle vicende di cronaca più drammatiche dell'estate nelle Marche.

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