Jannik Sinner e il caso Clostebol, un'analisi dettagliata
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Redazione Sport
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Il caso di Jannik Sinner, il tennista numero uno al mondo, continua a far discutere. La vicenda, iniziata lo scorso aprile quando Sinner è risultato positivo alla sostanza proibita Clostebol, ha visto un susseguirsi di eventi che hanno coinvolto l'agenzia mondiale antidoping (Wada) e il Tribunale Arbitrale dello Sport (Tas). L'avvocato Giovanni Fontana, intervenuto ai microfoni di Radio Anch'io Sport su Rai Radio 1, ha espresso fiducia nel buon esito del ricorso avanzato dalla Wada, sottolineando che ci sono buone possibilità di ottenere l'assoluzione di Sinner se si dimostrerà che l'utilizzo del farmaco è stato fatto da un altro soggetto e che Sinner non ne era a conoscenza.
Nonostante la vicenda, Sinner continuerà a giocare e a vincere fino a inizio 2025, come dimostrato dalla sua partecipazione ai quarti di finale del torneo di Pechino contro il ceco Jiri Lehecka. La decisione della Wada di appellarsi contro l'assoluzione di Sinner, risultato positivo alla pomata proibita in due controlli antidoping lo scorso marzo, ha suscitato reazioni contrastanti nel mondo del tennis. Adriano Panatta, ex campione azzurro, ha definito il caso "ridicolo" e ha accusato la Wada di voler dimostrare la propria esistenza attraverso questo ricorso.
L'avvocato Fontana ha evidenziato come le norme anti-doping presentino un'inversione dell'onere probatorio, paragonandole alla Santa Inquisizione. Una volta trovati positivi, gli atleti sono considerati colpevoli fino a prova contraria, e la prova deve essere fornita dall'atleta stesso. Questa è la principale insidia cui va incontro Sinner davanti al Tas, con la Wada che chiede una squalifica da uno a due anni.
Il caso di Jannik Sinner rappresenta un esempio emblematico delle complessità e delle controversie legate alle norme anti-doping nel mondo dello sport.




