Maxi operazione antimafia a Salerno, 88 arresti contro il clan Fezza-De Vivo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un'articolata operazione interforze, scattata all'alba di oggi su mandato della Direzione Distrettuale Antimafia e della Procura dei Minorenni di Salerno, ha portato all'esecuzione di 88 misure cautelari, di cui 75 in carcere e 8 agli arresti domiciliari, mentre per altri otto indagati sono state disposte misure meno severe; tre provvedimenti, inoltre, riguardano minorenni. L'inchiesta, che ha sferzato il clan Fezza-De Vivo di Pagani, punta il dito contro un'ampia gamma di reati – dall'associazione mafiosa al traffico di stupefacenti, dal tentato omicidio all'estorsione aggravata, fino al riciclaggio e al porto illegale di armi – tutti caratterizzati dall'aggravante del metodo mafioso.

L'attività investigativa, condotta dalla Squadra Mobile della Polizia di Stato e dai Carabinieri del Reparto Territoriale di Nocera Inferiore, ha smantellato una struttura criminale che, pur avendo il suo epicentro nel comune di Pagani, era riuscita ad estendere i suoi tentacoli di influenza verso centri limitrofi come Sant'Antonio Abate e Santa Maria La Carità, imponendo il proprio controllo del territorio attraverso un sistematico regime di violenze e intimidazioni. Il gruppo, che faceva capo al sodalizio Fezza-De Vivo, si era dedicato in particolare al lucroso traffico di cocaina, gestendo ogni aspetto della filiera, dall'acquisto alla commercializzazione all'ingrosso e al dettaglio.

Non secondaria, nell'economia del clan, la gestione della cassa comune, i cui proventi illeciti – frutto principalmente dello spaccio ma anche delle estorsioni – venivano meticolosamente ripartiti, secondo un ferreo schema collaudato, tra gli affiliati in libertà e quelli detenuti, assicurando così sostentamento alle famiglie e copertura legale. A garantire la continuità operativa dell'organizzazione, soprattutto in un momento di apparente affanno successivo a precedenti colpi giudiziari, sarebbe stato un ruolo di primo piano svolto da alcune donne del clan, le quali, agendo su precise direttive degli elementi apicali, hanno provveduto non solo all'amministrazione dei flussi finanziari ma anche a cruciali operazioni di reinvestimento e riciclaggio dei capitali.

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