Prezzi alla produzione Usa sotto le attese, Wall Street in rialzo
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Redazione Economia
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L'inflazione dei prezzi alla produzione negli Stati Uniti ha registrato a giugno un rallentamento più marcato del previsto, fornendo un nuovo segnale di raffreddamento delle pressioni inflazionistiche prima dell'ultima escalation del conflitto in Medio Oriente. Secondo i dati diffusi dal Bureau of Labor Statistics, l'indice dei prezzi alla produzione (PPI) per la domanda finale è diminuito dello 0,3% su base mensile, un dato che ha sorpreso gli analisti, i quali avevano previsto una sostanziale invarianza dopo il +1,1% di maggio (poi rivisto al +0,6%).
Su base annua, il PPI ha segnato un incremento del 5,5%, in decelerazione rispetto al 6,0% del mese precedente.
Il dato core e le implicazioni per la Fed
Particolarmente significativa è stata la lettura dell'indice core, che esclude le componenti volatili di alimentari ed energia, cresciuto del 4,7% su base annua contro un consensus del 5,1%, e dello 0,2% rispetto a maggio a fronte di stime pari a +0,3%. La flessione dell'1,4% dei prezzi dei beni, la più consistente dal luglio 2022, ha rappresentato il principale fattore trainante del calo mensile, con il costo dei prodotti energetici in calo del 6,4% e i prezzi all'ingrosso dei prodotti alimentari scesi dello 0,6%.
Questo quadro, unito al dato sui prezzi al consumo pubblicato martedì che aveva mostrato un calo dello 0,4% su base mensile e un rallentamento al 3,5% su base annua, ha contribuito a ridimensionare le aspettative di un prossimo inasprimento della politica monetaria. La probabilità di un aumento dei tassi da parte della Federal Reserve nel corso della riunione di luglio è scesa al 10,2%, secondo lo strumento FedWatch del CME.
Wall Street e le Borse europee a confronto
L'impatto sui mercati azionari è stato immediatamente distinguibile tra i due lati dell'Atlantico. Wall Street ha aperto le contrattazioni in territorio positivo, con il Nasdaq in rialzo dello 0,62% e l'S&P 500 dello 0,37%, mentre il Dow Jones registrava un progresso più contenuto dello 0,07%, portandosi a 52.557,57 punti. Le Borse europee, al contrario, hanno mostrato un atteggiamento più cauto, risentendo probabilmente dell'elevata tensione geopolitica in Medio Oriente e delle preoccupazioni per l'escalation del conflitto.
Piazza Affari ha ceduto lo 0,5%, con vendite concentrate su titoli come Avio (-1,4%) e Generali (-1,53%), mentre il comparto bancario procedeva in ordine sparso.
Il contesto geopolitico e le prospettive sull'energia
Il quadro rimane tuttavia complesso, con gli investitori costretti a bilanciare il sollievo per i dati sull'inflazione con le crescenti tensioni internazionali. Il Dipartimento del Lavoro ha sottolineato come il calo dei prezzi dell'energia abbia contribuito a mantenere sotto controllo le pressioni inflazionistiche nel mese di giugno, ma gli analisti mettono in guardia sulla natura potenzialmente temporanea di questo sollievo.
Le recenti incursioni militari statunitensi in Iran e le minacce di Teheran di interrompere i flussi energetici nello Stretto di Hormuz hanno riacceso le preoccupazioni per una ripresa dell'inflazione a breve termine. La reazione dei mercati obbligazionari ha evidenziato questa complessità: i rendimenti del Tesoro sono diminuiti inizialmente dopo la pubblicazione del dato PPI, ma l'attenzione rimane alta sull'evoluzione del prezzo del petrolio e delle materie prime.
La rotazione settoriale e le trimestrali
Nel frattempo, a Wall Street, il sentiment positivo è stato sostenuto anche da una serie di trimestrali superiori alle attese, che hanno contribuito ad alimentare la rotazione settoriale verso comparti ciclici come le telecomunicazioni, i beni di consumo secondari e il finanziario.
Tra i protagonisti della seduta, Apple, Amazon e Microsoft hanno messo a segno progressi significativi, mentre tra le società del Nasdaq 100 spiccava il balzo di Paypal (+17,20%), sostenuto da indiscrezioni su una possibile offerta di acquisizione da parte di Stripe e Advent International. I futures sugli indici azionari sono rimasti sostenuti, con gli investitori che hanno scommesso su una Fed meno restrittiva, pur in un contesto di persistente incertezza legata agli sviluppi del conflitto in Medio Oriente.




