«Famiglia nel bosco», la mamma Catherine avrebbe aizzato gli ospiti contro gli educatori durante la visita
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Redazione Interno
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Il tribunale per i Minorenni dell’Aquila aveva già deciso, lo scorso 6 marzo, di allontanare Catherine dalla casa famiglia di Vasto dove i suoi tre figli – trasferiti il 20 novembre dal casolare nel bosco di Palmoli – si trovano ancora oggi. Una separazione, quella tra la madre e i bambini, resa inevitabile da relazioni che avevano evidenziato tensioni gravi e comportamenti poco collaborativi nei confronti del personale educativo della struttura protetta. Eppure, proprio durante il primo incontro successivo a quell’allontanamento – un faccia a faccia avvenuto in una stanza al primo piano, sotto gli occhi vigili della tutrice, della curatrice, della garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Abruzzo (Alessandra De Febis) e degli operatori della casa famiglia – la donna avrebbe assunto una condotta che rischia di compromettere ulteriormente la sua posizione.
La ricostruzione dell’accaduto durante il colloquio protetto
Secondo quanto emerso nel corso della puntata del programma “Vita in diretta” (andata in onda il 6 aprile 2026, e condotta da Gianluigi Nuzzi), Catherine avrebbe infatti aizzato gli altri ospiti della struttura contro gli educatori. Lo avrebbe fatto – proprio lì, nel luogo che avrebbe dovuto garantire un ricongiungimento controllato e sereno – usando parole che sarebbero state interpretate come un tentativo di minare l’autorità di chi gestisce la comunità. Non si tratta di un dettaglio marginale, perché la casa famiglia di Vasto è il fulcro di tutta la vicenda: lì i bambini sono stati affidati su disposizione del tribunale, e lì Nathan – il padre – sta cercando di ricomporre i pezzi per tornare sotto lo stesso tetto con i suoi tre figli. Lui, a differenza della moglie, ha potuto trascorrere parte delle festività di Pasqua e Pasquetta con i piccoli, alla presenza del padre, della nonna e della zia (quest’ultima, ovvero la sorella di Catherine, ripresa dalle telecamere mentre faceva colazione insieme a Nathan all’interno della stessa struttura).
Le immagini trasmesse e il ruolo della nonna e della zia
Le immagini mandate in onda dalla trasmissione mostrano proprio questi momenti: la nonna materna e la zia dei tre bambini – rispettivamente la madre e la sorella di Catherine – intente a consumare un pasto mattutino al fianco di Nathan, in un clima apparentemente disteso. Un contrasto netto, questo, con la situazione della moglie, alla quale è stato invece negato il contatto diretto con i figli proprio durante quelle stesse giornate pasquali. La decisione del tribunale, va ricordato, non è mai stata casuale: il trasferimento dei minori dal casolare nel bosco di Palmoli alla comunità protetta di Vasto era stato disposto per sottrarli a un contesto ritenuto inadeguato. E l’allontanamento successivo della madre, avvenuto il 6 marzo, aveva rappresentato un ulteriore, drastico passo verso una separazione che adesso, con queste nuove accuse di istigazione, rischia di diventare ancora più lunga e complessa da ricomporre.
La procedura giudiziaria e i soggetti coinvolti nell’incontro
A vigilare su quell’incontro al primo piano non c’erano solo gli operatori della casa famiglia. La garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Abruzzo, Alessandra De Febis, era presente insieme alla tutrice e alla curatrice nominati dal tribunale; figure, queste, che hanno il compito di tutelare l’interesse superiore dei minori in ogni fase della procedura. La loro presenza, peraltro, sottolinea la delicatezza di un caso che non è mai stato solo una cronaca di marginalità, ma che coinvolge a pieno titolo il sistema di protezione minorile abruzzese. Nessuna delle persone presenti – a eccezione della madre – ha per ora commentato pubblicamente l’episodio dell’istigazione, ma la trasmissione “Dentro la notizia” ha ricostruito i fatti basandosi su quanto riferito da fonti vicine alla struttura. L’accusa, se confermata dagli atti giudiziari, potrebbe avere conseguenze dirette sulle future modalità di visita, tenendo conto che i bambini restano sotto la giurisdizione del tribunale per i Minorenni dell’Aquila.




