Trenta chili di sabbia restituiti a Cabras: il giuramento di una figlia per la madre
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Era il tardo pomeriggio quando Silvia Ferrari ha varcato l'ingresso del Municipio di Cabras, stringendo tra le mani un peso che andava ben oltre i quaranta chili che trasportava. Ad accoglierla, insieme al marito Eros Cattaneo, c'era un'intera comunità che, attraverso i propri amministratori, si preparava a ricevere indietro un pezzo della propria storia.
Perché quella sabbia, composta da finissimi granelli di quarzo, non era solo un ricordo di famiglia: era un frammento della spiaggia più celebre della penisola del Sinis, quella che tutti chiamano "spiaggia dei chicchi di riso" per la sua consistenza unica e per quella tavolozza di colori che spazia dal bianco candido al rosa tenue, fino a tutte le possibili sfumature di verde.
Un viaggio lungo cinquant'anni
Nel lontano 1972, o forse qualche anno dopo, Silvia aveva appena quindici anni e i suoi genitori decisero di caricare la roulotte e partire alla volta della Sardegna. Quella che doveva essere una semplice vacanza estiva, tra le onde cristalline dell'Oristanese, si trasformò in un gesto che avrebbe segnato per decenni la coscienza dell'intera famiglia. I quarzi di Is Arutas, dalla forma tondeggiante e dalla superficie liscia, finirono dentro contenitori e sacchetti, per un totale di quaranta chili di sabbia che presero la via di Milano, dove sarebbero rimasti per mezzo secolo.
La spiaggia, che oggi è un gioiello naturalistico tutelato e oggetto di costante attenzione da parte delle autorità locali, conservava allora una bellezza selvaggia, meno presidiata di quanto non sia adesso. Fu proprio quella facilità di accesso, e forse un'incoscienza che oggi appare difficile da immaginare, a spingere i genitori di Silvia a portarsi via un tale "bottino".
Il peso di una promessa
Il tempo è passato, come spesso accade, e quella sabbia è rimasta per anni a fare bella mostra di sé nella casa di Milano, quasi un trofeo d'altri tempi. Il rimorso, però, non ha mai abbandonato Valeria, la madre di Silvia, che con il passare degli anni ha sentito crescere dentro di sé un senso di colpa sempre più difficile da tacitare. Negli ultimi giorni della sua vita, la donna ha chiamato a sé la figlia e le ha strappato un giuramento: quei granelli di quarzo dovevano tornare a casa, dovevano essere restituiti alla spiaggia che li aveva generati.
Una promessa che Silvia ha custodito come un tesoro prezioso, aspettando il momento giusto per metterla in atto. Oggi, con il cuore colmo di emozione ma anche di un profondo sollievo, lei e suo marito hanno percorso in macchina i chilometri che separano Milano da Cabras, carichi di un fardello diventato ormai insostenibile. La consegna alla sede comunale è stata un momento intimo, quasi una cerimonia laica, che ha restituito alla collettività un frammento del proprio patrimonio naturalistico.
Il ritorno del quarzo nell'Oristanese
L'incontro con gli uffici del Comune di Cabras si è svolto in un'atmosfera raccolta, lontana da riflettori e clamori. L'amministrazione, che da anni combatte una battaglia contro il fenomeno dell'asporto illecito di sabbia dalle proprie coste, ha accolto con sorpresa e gratitudine il gesto della signora Ferrari. I quarzi, una volta verificati e pesati, verranno ora reimmessi nel loro ambiente naturale, o meglio, nel luogo da cui non avrebbero mai dovuto allontanarsi.
Non è la prima volta che turisti o ex turisti sentono il bisogno di riparare a un torto commesso in gioventù, eppure casi come questo, per la quantità di materiale restituito e per la storia che vi si cela dietro, restano fortunatamente rari e significativi. La battaglia per la tutela di Is Arutas, del resto, passa anche da questi piccoli grandi gesti, che riportano l'attenzione su un problema annoso: la fragilità di un ecosistema unico, messo a dura prova da decenni di prelievi spesso inconsapevoli.
Silvia, terminata la consegna, ha dichiarato di sentirsi più leggera, come se avesse finalmente onorato un debito che la famiglia aveva contratto con il mare e con la terra sarda. Un debito che, oggi, è stato saldato.




