Troppi gettonisti in sanità, la Corte dei Conti bacchetta il Piemonte
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Redazione Salute
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La Corte dei Conti ha rivolto un duro monito alla Regione Piemonte durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario, puntando il dito contro l’eccessivo ricorso ai medici e infermieri “gettonisti” nel sistema sanitario regionale. Un fenomeno che, secondo i giudici contabili, contribuisce a destabilizzare il già fragile equilibrio finanziario delle aziende sanitarie piemontesi, le quali si trovano a fare i conti con un deficit complessivo di 700 milioni di euro. Il Grattacielo, sede della Regione, è costretto a navigare in acque rosse, mentre lo spettro di un piano di rientro, pur allontanato per il momento, continua a pesare come un’incognita sul futuro della sanità locale.
Il Piemonte, stando ai dati dell’Anac (Autorità nazionale anticorruzione), detiene un primato poco invidiabile: ospita un quarto dei gettonisti attivi in Italia, con una spesa che nel 2024 raggiungerà i 115,2 milioni di euro, pari al 25,18% del totale nazionale. Una cifra che, se confrontata con gli anni precedenti, evidenzia una tendenza in crescita, nonostante le critiche e i richiami alle questioni etiche sollevate da più parti. Il fenomeno, nato come misura emergenziale durante la pandemia, si è trasformato in un business miliardario, con costi che spesso superano di gran lunga quelli del personale dipendente.
Nell’Asl di Asti, ad esempio, il direttore generale Giovanni Gorgoni ha sottolineato come nove “unità” e mezzo di gettonisti costino all’azienda sanitaria circa 200 mila euro l’anno ciascuno, contro gli 80 mila di un medico dipendente. Una disparità che, oltre a gravare sui bilanci, solleva interrogativi sulla sostenibilità e sull’equità del sistema. Le cooperative private, alle quali vengono affidati gli appalti, continuano a beneficiare di contratti d’oro, mentre il personale interno fatica a trovare stabilità e riconoscimento.
Non è un caso che molti medici e infermieri scelgano di abbandonare il servizio pubblico per entrare nel circuito dei gettonisti, attratti da compensi più elevati e da condizioni di lavoro spesso più flessibili. Una fuga che, secondo la Corte dei Conti, rischia di compromettere ulteriormente la qualità e l’efficienza del servizio sanitario regionale, già alle prese con carenze strutturali e finanziarie.
Il quadro che emerge è quello di un sistema in cui l’esternalizzazione del personale sanitario, sebbene inizialmente giustificata dall’emergenza pandemica, è diventata una pratica consolidata e costosa. Un circolo vizioso che alimenta il deficit delle aziende sanitarie e che, senza interventi correttivi, potrebbe portare a conseguenze ancora più gravi. La Calabria, ad esempio, ha speso cifre ingenti per i gettonisti dal 2019 a oggi, confermando che il fenomeno non è circoscritto al solo Piemonte, ma rappresenta una criticità diffusa a livello nazionale.




