La Corte Suprema dà il via libera a Trump sulla sala da ballo, ma un sondaggio ne certifica il crollo di popolarità

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ESTERI Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Una vittoria giudiziaria e un segnale politico diametralmente opposto: è questo il bilancio di una giornata intensa per Donald Trump, che ha visto la Corte Suprema degli Stati Uniti schierarsi dalla sua parte riguardo al progetto della nuova sala da ballo della Casa Bianca, mentre un nuovo sondaggio ne fotografava il consenso in calo ai minimi storici del secondo mandato.

La decisione dei giudici, arrivata con uno scarto di 5 voti a favore e 4 contrari, rappresenta un importante lasciapassare per l'amministrazione, ma la contemporanea pubblicazione dei dati dell'Università del Massachusetts dipinge un quadro ben diverso per quanto riguarda l'opinione pubblica americana, sempre più critica verso il presidente su più fronti, dalla guerra in Iran al caro prezzi.

La decisione della Corte Suprema e il progetto contestato

Il nucleo della disputa legale riguarda la costruzione di una sala da ballo di 8.300 metri quadrati, un'opera ambiziosa che include anche un bunker per la sicurezza militare nel sottosuolo, il cui costo è stimato in circa 400 milioni di dollari.

La Corte Suprema, con una sentenza non firmata di otto pagine, ha sostanzialmente stabilito che il National Trust for Historic Preservation, l'associazione che si era opposta al progetto, non possiede i requisiti giuridici – la cosiddetta "legittimazione ad agire" – per intentare una causa, in quanto non ha subito un danno diretto e concreto dai lavori. La maggioranza dei giudici ha inoltre ritenuto che un eventuale blocco dei lavori avrebbe potuto causare un danno irreparabile al governo, anche in termini di sicurezza nazionale.

Il dissenso di John Roberts e la posizione dei giudici

A rendere la decisione particolarmente significativa è stata la composizione del voto contrario: a dissentire dal verdetto della maggioranza conservatrice è stato nientemeno che il presidente della Corte, il giudice conservatore John Roberts, il quale si è schierato con i tre giudici liberali. In una lunga opinione dissenziente, Roberts ha definito l'opera «probabilmente illegittima», sottolineando come la Casa Bianca sia «un edificio americano emblematico, la cui simbologia e la cui storia sono intrinsecamente legate alla sua architettura».

Il presidente della Corte ha argomentato che sarebbe proprio questa importanza a richiedere il massimo rispetto delle regole, incluso il necessario via libera del Congresso per modifiche sostanziali al complesso, cosa che secondo lui non è avvenuta. La sentenza della Corte Suprema, tuttavia, non entra nel merito della questione, limitandosi a consentire la prosecuzione dei lavori mentre il contenzioso legale continua nei tribunali inferiori.

La reazione di Trump e il futuro del progetto

Il presidente ha accolto con entusiasmo la notizia, commentandola sulla sua piattaforma Truth Social e definendo l'opera in costruzione come una delle più grandiose mai realizzate a Washington D.C., assicurando che i lavori procedono in anticipo e sotto il budget previsto.

La battaglia legale, però, è tutt'altro che conclusa: Brent Leggs, presidente del National Trust for Historic Preservation, ha espresso profonda delusione, chiarendo che la decisione della Corte Suprema non è definitiva nel merito e che la loro azione legale prosegue, basandosi sul principio che nessun presidente ha l'autorità unilaterale di riprogettare la Casa Bianca senza l'approvazione del Congresso.

Sul piano pratico, il via libera della Corte Suprema rappresenta una battuta d'arresto quasi insormontabile per i tentativi di bloccare il cantiere, anche perché un'eventuale azione del Congresso appare irrealizzabile finché i Repubblicani manterranno il controllo di entrambe le camere.

Il crollo della popolarità secondo il sondaggio UMass

Nella stessa giornata in cui la Corte Suprema sbloccava il suo progetto, Trump incassava un duro colpo sul fronte dell'opinione pubblica. Il sondaggio dell'Università del Massachusetts Amherst, condotto tra il 21 e il 26 agosto, ha rilevato che il tasso di approvazione del presidente è sceso al 32%, un nuovo minimo per il suo secondo mandato, con una quota di disapprovazione che raggiunge il 64%. A pesare sul giudizio degli americani sono principalmente due fattori: la gestione dell'economia e l'impopolare guerra in Iran.

Il 68% degli intervistati ritiene che Trump non stia gestendo bene il conflitto, mentre il 75% esprime un giudizio negativo sul suo operato riguardo all'inflazione. I numeri mostrano inoltre un leggero ma significativo scollamento all'interno della sua stessa base elettorale, con un calo di consenso tra i suoi stessi elettori e un 21% che oggi esprime qualche riserva sul voto espresso nel 2024.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.