La follia del martello sul bus, fermato dopo due giorni il marito della donna aggredita a Narni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La provincia di Terni, in un weekend di inizio maggio, si è trovata suo malgrado al centro di una vicenda che riporta l’attenzione sulla radice più brutale della violenza di genere, quella che si consuma all’improvviso, in un pomeriggio qualunque, magari su un autobus di linea. Erano circa le 14 di sabato 9 maggio 2024 quando una cittadina marocchina di 44 anni, Fatiha El Afghani, è stata assalita mentre rientrava a casa dopo aver svolto il suo lavoro di badante: l’aggressione, avvenuta inizialmente a Narni e proseguita poi a bordo di un mezzo pubblico a Stroncone, le è costata otto colpi di martello inferti con una violenza tale da richiedere il trasporto d’urgenza in elicottero all’ospedale di Terni, dove la donna è stata ricoverata in gravi condizioni.

Una caccia durata due giorni, tra campagne e frazioni

L’uomo che l’ha ridotta in quello stato, identificato come il marito quarantatreenne Mohamed El Messaoudi – lo stesso cognome, va notato, subisce lievi variazioni nelle diverse ricostruzioni, ma la figura del presunto aggressore resta univoca – non è stato trovato subito. Anzi, le forze dell’ordine hanno dovuto organizzare una vasta operazione di ricerca che si è protratta per due giorni, nel corso dei quali l’indiziato è rimasto nascosto nelle campagne circostanti senza allontanarsi del tutto dalla zona. I Carabinieri del comando provinciale di Terni lo hanno infine rintracciato e bloccato in un bar della frazione di Vascigliano, a Stroncone, nella mattinata di lunedì 11 maggio. In quei due giorni di latitanza, come si è appreso in seguito, l’uomo aveva aggredito verbalmente la compagna prima di passare ai fatti, e poi si era dileguato approfittando della concitazione del momento.

L’accusa è tentato femminicidio pluriaggravato, con un’aggravante particolare

Mohamed El Messaoudi è stato portato in carcere con un’accusa pesante: tentato femminicidio pluriaggravato. La procura ha ritenuto di aggiungere la circostanza della crudeltà – una scelta non scontata, che indica come l’uso ripetuto del martello possa aver configurato un volontario e prolungato supplizio della vittima – e contestualmente ha rilevato la violazione della misura del divieto di avvicinamento. Su quest’ultimo punto, gli inquirenti stanno ora cercando di fare piena luce su un aspetto che potrebbe rivelarsi determinante: l’uomo, infatti, risultava già sottoposto a restrizioni, e non è ancora chiaro se indossasse o meno un braccialetto elettronico e, in caso affermativo, perché quel dispositivo non abbia scattato un allarme tempestivo. Alcune ricostruzioni giornalistiche parlano di un «giallo» proprio attorno a questa carenza nel sistema di sorveglianza, senza che al momento si possa però trarre una conclusione definitiva.

Un episodio che si inserisce in un quadro più ampio di violenza ordinaria

La dinamica dell’aggressione – iniziata per strada, proseguita sul bus, interrotta solo dall’arrivo dei sanitari che hanno caricato la donna in eliambulanza – ha dell’incredibile proprio per la sua quotidianità. Eppure non è un caso isolato nel ternano, dove nella stessa settimana si registra il ritrovamento del di Tonino Galli, scomparso da giorni, e si discutono altre vicende giudiziarie come il caso Barbara Corvi o il furto al centro commerciale Le Mura di Gubbio. Ma è la specificità del martello, un’arma improvvisata e insieme feroce, a rendere questo episodio particolarmente eloquente di quanto la furia possa celarsi dietro un gesto apparentemente banale. Gli investigatori, che hanno lavorato senza sosta per due giorni, stanno ora raccogliendo le testimonianze degli altri passeggeri del bus – alcuni dei quali avrebbero assistito alla scena – per ricostruire ogni secondo dell’aggressione. La donna, ancora ricoverata, non è stata sentita perché le sue condizioni, sebbene stabili, restano critiche.

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