Terremoto centro Italia, il superbonus sisma verso la svolta del contributo diretto
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Redazione Economia
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Nel cratere del sisma del 2016, dove la ricostruzione privata, è noto, procede a fatica tra intoppi burocratici e oggettive difficoltà economiche, si profila una modifica sostanziale allo strumento del superbonus 110%. Secondo quanto riportato da fonti di stampa specializzata, infatti, il governo starebbe valutando di trasformare quella detrazione fiscale in un contributo a fondo perduto da erogare direttamente. L’ipotesi, al vaglio per un possibile inserimento in un provvedimento correttivo legato alla manovra di bilancio, nasce da un’esigenza concreta e largamente prevedibile: la maggioranza dei cittadini coinvolti nel lungo e dispendioso processo di ricostruzione, stando ai dati sui redditi medi dell’area, non dispone di sufficiente capienza fiscale per beneficiare appieno del meccanismo delle detrazioni, il quale, è bene ricordarlo, richiede di sostenere in anticipo le spese per poi recuperarle in dieci anni attraverso lo sconto dalle tasse dovute.
Una soluzione per sbloccare i cantieri
La misura, qualora venisse confermata, interesserebbe in particolare le pratiche presentate prima del marzo 2024, ovvero circa cinquemila cantieri privati sparsi nelle regioni colpite, dei quali tremila concentrati nel solo territorio marchigiano, per un valore complessivo di incentivi stimato attorno a 1,3 miliardi di euro. Il meccanismo ipotizzato prevede che la richiesta del contributo, di pari entità percentuale rispetto al bonus originario, venga inoltrata non più attraverso gli istituti bancari o gli intermediari del credito, bensì direttamente alla struttura commissariale guidata da Guido Castelli, la quale avrebbe dunque il compito di gestire l’erogazione delle somme. Lo stesso commissario, interpellato sulla questione, ha preferito mantenere un atteggiamento cauto, limitandosi a osservare che è necessario «aspettare la fine della partita» prima di trarre conclusioni, in attesa degli sviluppi normativi definitivi.
Il contesto normativo in evoluzione
Questa potenziale sterzata, che molti attendevano per sbloccare una situazione di stallo, si inserisce in un quadro più ampio di riassetto degli incentivi edilizi. La legge di bilancio per il 2026, stando a quanto trapela dalle anticipazioni, sembra infatti orientata a una linea di continuità per alcune agevolazioni in scadenza, prorogandone semplicemente la validità. Una scelta che, se da un lato evita il vuoto normativo, dall’altro non risolve — e in certi casi potrebbe persino acuire — una serie di annose criticità applicative e di zone d’ombra interpretative che da anni caratterizzano il settore dei bonus. Gli addetti ai lavori, pertanto, sono chiamati a un’attenta vigilanza proprio in queste settimane, periodo cruciale in cui si tirano le somme sugli adempimenti dell’anno e si valutano, ove possibile, gli ultimi rimedi praticabili entro i termini di legge.
Le voci dalla politica e dal territorio
A sottolineare l’urgenza di una soluzione per il cratere è intervenuto con forza anche un deputato del territorio, l’onorevole Augusto Curti, il quale ha espresso viva preoccupazione per le conseguenze delle misure governative che, sopprimendo la cessione del credito e lo sconto in fattura per le pratiche antecedenti al 30 marzo 2024, di fatto rischiano di paralizzare l’avanzamento dei lavori. Posizioni analoghe di perplessità, d’altronde, erano già state palesate in precedenza dalle associazioni di costruttori e dai rappresentanti degli enti locali delle zone terremotate, tutti concordi nel segnalare l’insostenibilità di un onere finanziario così rilevante per le famiglie, già provate dagli eventi sismici e dal protrarsi dei tempi di attesa. La possibile transizione verso un contributo diretto rappresenta, in tale ottica, non solo un cambio di metodo amministrativo, ma una risposta a un’istanza di equità e di pragmatismo, affinché la ricostruzione delle case, e quindi dei centri abitati, non rimanga un privilegio per pochi.
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