Lo stato lascerà l'ex Ilva con il piano da cinque miliardi. Buste aperte per il partner

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Con il piano da cinque miliardi di euro lo Stato si appresta a uscire dall'ex Ilva, mentre si sono aperte le buste in queste ore decisive per la scelta del partner con cui continuare in esclusiva la trattativa per il salvataggio. I commissari hanno iniziato a esaminare i dettagli, un processo che li porterà, stando alle informazioni in nostro possesso, a confrontarsi con alcune prime linee aziendali a Roma, tentando di chiudere un cerchio che si è andato restringendo sempre di più. Il testa a testa, che vede opposti i fondi americani Bedrock Industries e Flacks Group, sembrerebbe al momento premiare quest'ultimo, sebbene il clima attorno alla decisione appaia tutt'altro che collaborativo e carico di tensioni che vanno ben oltre la semplice valutazione finanziaria.

Macerie d'acciaio e l'eredità delle colpe

Quello che si sta svolgendo in queste giornate, del resto, non è un semplice esame di offerte tecniche. È la potenziale chiusura, forse definitiva, della partita industriale più importante del momento, un banco di prova per la capacità del Paese di mantenere una base produttiva strategica o di avviarsi, sotto la maschera di una presunta tutela ambientale e di diritti non sempre ben definiti, verso una irrilevanza manifatturiera dalla quale sarebbe difficile tornare indietro. I commissari di Acciaierie d'Italia e di Ilva, entrambi in amministrazione straordinaria, hanno reso noto come, alla scadenza fissata per l'11 dicembre, siano pervenute soltanto due offerte vincolanti per l'acquisizione dei complessi: un dato che, da solo, racconta la difficoltà dell'impresa e il clima di sfiducia che circonda l'intera vicenda.

Il derby americano tra due visioni opposte

Mentre i forni dello stabilimento di Taranto, è noto, continuano a bruciare più risorse finanziarie che minerale, trasformando ogni giorno di attività in una emorragia di capitale, la contesa si è ridotta a un derby fra due soggetti con sede a Miami. Dopo le defezioni di player industriali consolidati come l'indiano Jindal e l'ucraino Metinvest, sul tavolo sono rimaste solo le proposte di Flacks Group e Bedrock Industries: due fondi d'investimento specializzati nel recupero di aziende in crisi, portatori però di visioni di governance radicalmente differenti per quello che è stato il più grande acciaieria del continente. Si tratta, in altre parole, dell'ultimo treno possibile, una opzione che concentra nelle mani di soggetti finanziari, e non siderurgici tradizionali, il destino di migliaia di posti di lavoro e di un intero indotto.

L'esame delle proposte e il nodo occupazione

L'analisi che i commissari stanno conducendo, pertanto, non può limitarsi ai pur essenziali aspetti economici degli investimenti promessi. Deve necessariamente valutare la solidità dei piani industriali, la loro sostenibilità ambientale – questione che ha storicamente segnato la storia dello stabilimento – e, soprattutto, le garanzie per la tenuta occupazionale, vero nervo scoperto di una vicenda che ha spesso visto incrociarsi, in passato, indagini della magistratura su aspetti gestionali e ambientali. La complessità della scelta è amplificata dalla struttura stessa dell'operazione, che vede coinvolte due distinte amministrazioni straordinarie, ciascuna con i propri commissari, chiamate a muoversi in un quadro normativo e temporale estremamente serrato, dove ogni ritardo rischia di aggravare una situazione già al limite del collasso.

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