La polemica arbitrale dopo Juventus-Napoli: i dubbi sul Var e la designazione di Doveri
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Redazione Sport
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Il match tra Juventus e Napoli, conclusosi con un pareggio, ha lasciato sul campo una scia di polemiche che dominano il dibattito post-partita, spostando l'attenzione dalla tecnica alle decisioni arbitrali. Il fuoco delle critiche si è concentrato su due episodi distinti ma concatenati: la scelta del designatore arbitrale, Gianluca Rocchi, di affidare il ruolo al Var a Marco Di Bello, assistito al monitor da Paolo Valeri, e la gestione in campo del fischietto Fabio Maresca, chiamato a giudicare alcuni interventi contestati in area di rigore. Secondo voci autorevoli provenienti dall'ambiente napoletano, infatti, sarebbero almeno due le situazioni in cui il Napoli avrebbe meritato l'assegnazione di un calcio di rigore, fallimenti che il Var non avrebbe corretto, alimentando un malcontento che va ben oltre il risultato sportivo.
La provocazione di Alvino e i "retropensieri" su Rocchi
A gettare benzina sul fuoco, con un tweet che ha immediatamente fatto il giro della rete, è stato il commento del giornalista Carlo Alvino, il quale ha duramente contestato la designazione di Di Bello al Var per la sfida allo Stadium. La sua osservazione, che definisce la scelta una "mancanza totale di buon senso o una vera e propria provocazione", si basa su un precedente storico: fu proprio Di Bello, in veste di arbitro in campo, a espellere l'attuale allenatore del Napoli durante un precedente confronto con l'Inter. Questa circostanza, unita alle recenti polemiche arbitrali emerse nel match del Torino, spinge Alvino a chiedere conto a Rocchi delle proprie scelte, scelte che, a suo dire, "non possono non alimentare i nostri legittimi 'retropensieri'". Una critica che tocca il nervo scoperto della credibilità dell'intero sistema, sollevando il dubbio che le designazioni non siano sempre improntate alla massima neutralità.
Le analisi tecniche: i presunti rigori negati a Hojlund e Vergara
Se la discussione sulla designazione ha un sapore più istituzionale, quella sul merito degli episodi è squisitamente tecnica. A sostenere con forza le ragioni del Napoli è stato l'ex arbitro Fabio Baldas, intervenuto durante una trasmissione televisiva. Secondo la sua analisi, non esiterebbero dubbi: sia il contatto di Bremer su Hojlund nel primo tempo, sia un successivo intervento su Giovanni Vergara sarebbero state azioni da rigore. Baldas ha puntato il dito contro il protocollo Var, sottolineando come in casi così liminali l’intervento della stanza video sarebbe stato doveroso, quantomeno per invitare l'arbitro Maresca a una revisione sullo schermo di bordo. "Il Var è stato introdotto proprio per questo, per scongiurare gli errori di questo tipo", ha rimarcato anche l'ex difensore azzurro David Giubilato, evidenziando una frustrazione diffusa per un sistema che, in questa occasione, non avrebbe funzionato come previsto.
Il punto di vista del Napoli: tra rammarico e necessità di reagire
All'interno dello stesso club partenopeo, seppur con sfumature diverse, il rimpianto per le occasioni mancate è palpabile. Antonio Petrazzuolo, direttore di Napoli Magazine, non ha usato mezzi termini definendo "molto grave" l'episodio di rigore non concesso a Hojlund, pur riconoscendo che la squadra, a parte la prestazione di Vergara, non abbia espresso il suo massimo livello. La delusione sportiva, però, non deve trasformarsi in alibi. Sia Giubilato che Petrazzuolo convergono, infatti, su un punto cruciale: nonostante le contestazioni arbitrali, il compito immediato del Napoli è quello di voltare pagina e concentrare ogni energia per difendere la posizione in zona Champions League, un obiettivo che resta prioritario per concludere la stagione nel migliore dei modi. La rabbia per le decisioni sgradite, quindi, deve essere incanalata nella reazione in campo, unico antidoto possibile a un campionato che riserva sempre nuove insidie.




