Itaca - Il ritorno, il film con Ralph Fiennes in prima tv su Rai3: le curiosità sul set e le differenze con l’Odissea

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
CULTURA E SPETTACOLO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Venerdì 7 agosto, in prima serata su Rai3, arriva "Itaca - Il ritorno", il film del 2024 diretto da Uberto Pasolini che rilegge in chiave intimista e drammatica gli ultimi canti dell’Odissea. La pellicola, che vede protagonisti Ralph Fiennes nei panni di un Odisseo provato e reduce dalla guerra di Troia e Juliette Binoche in quelli di Penelope, si concentra esclusivamente sul momento del ricongiungimento dei due coniugi e sul violento scontro con i Proci che hanno invaso il palazzo reale durante la sua assenza. In attesa di vedere la prima visione in chiaro, che andrà in onda alle 21.15 all'interno del ciclo "Il grande cinema d'autore", abbiamo raccolto alcune curiosità che riguardano le location, le scelte di regia e le differenze sostanziali rispetto al poema omerico, senza dimenticare i sei segreti che rendono questa versione così particolare e lontana dai consueti kolossal epici.

Un Odisseo ferito e umano: la trasformazione del mito

A differenza di altre trasposizioni cinematografiche, dove l'eroe troiano viene spesso rappresentato come un guerriero invincibile e astuto, il regista Uberto Pasolini ha scelto di mostrare un Ulisse profondamente segnato dal tempo e dalla violenza della guerra. Ralph Fiennes, che ha dichiarato di essersi ispirato ai reduci di conflitti moderni per costruire la sua interpretazione, cammina zoppicante e porta sul volto i segni di vent'anni di battaglie e peregrinazioni.

Il film, girato principalmente tra le coste del Mediterraneo e alcune suggestive location italiane, non indugia sugli episodi mitologici più celebri come l'incontro con Circe o le sirene, ma punta tutto sulla psicologia dei personaggi e sulla tensione drammatica che si accumula nell'attesa del riconoscimento finale. Il set, ricostruito con una cura quasi maniacale per i dettagli archeologici, restituisce un'Itaca aspra e rocciosa, lontana dagli stereotipi da cartolina, dove il mare non è mai uno sfondo idilliaco ma una barriera invalicabile che ha tenuto lontano il re per due decenni.

Differenze con l'Odissea omerica e i sei segreti del film

La sceneggiatura, firmata dallo stesso Pasolini insieme a Edward Bond e John Collee, opera una vera e propria riscrittura degli ultimi canti del poema, eliminando l'intervento diretto degli dei e riducendo al minimo gli elementi fantastici. La magia lascia spazio alla brutalità dei gesti umani, e il famoso arco che solo Odisseo riesce a tendere diventa qui non solo una prova di forza fisica ma un simbolo della tensione accumulata in anni di attesa e di rabbia repressa.

Tra i sei segreti che emergono dalla lavorazione, spicca la scelta di utilizzare una luce naturale quasi ossessiva, con scene girate esclusivamente nelle ore dell'alba e del tramonto per enfatizzare lo stato d'animo sospeso dei protagonisti, così come la decisione di far recitare gli attori in un inglese volutamente arcaico, privo di inflessioni moderne, per suggerire un'atemporalità che non è mai astratta ma anzi tragicamente concreta.

Un altro elemento di distacco dalla tradizione è rappresentato dal trattamento dei Proci: non più semplici pretendenti arroganti ma figure di una violenza quotidiana e burocratica, quasi dei signorotti locali che hanno saccheggiato il palazzo con una sistematicità spietata, rendendo il ritorno di Odisseo non tanto una rivincita divina quanto un atto di giustizia terrena e sanguinosa.

Le location e l'atmosfera del set

Sebbene la storia sia ambientata nella mitica Itaca, le riprese si sono svolte in diverse aree del Mediterraneo, con una predilezione per i paesaggi della Grecia continentale e alcune coste della Sicilia orientale, dove i resti di antichi insediamenti hanno fornito lo sfondo ideale per la reggia di Laerte. La fotografia, curata da Marius Panduru, predilige i toni del grigio e dell'ocra, restituendo un'immagine polverosa e opprimente del regno, quasi che l'assenza del sovrano abbia prosciugato i colori e la vita stessa dell'isola.

La regia di Pasolini, che arriva a questo progetto dopo aver firmato film come "Sognando Beckham" e "Machan", dimostra una maturità inaspettata nel gestire i tempi lunghi e i silenzi, concedendo a Fiennes e Binoche lunghi primi piani che raccontano più di qualsiasi dialogo. La chimica tra i due attori, che avevano già condiviso il set in pellicole come "Il paziente inglese", è il vero motore emotivo del film, e la scena del ricongiungimento, girata in un'unica lunga sequenza senza tagli, è già stata definita dalla critica internazionale come uno dei momenti più intensi del cinema recente.

Un altro modo di raccontare l'epica: il confronto con l'Odissea di Nolan

La domanda che molti spettatori si pongono, alla vigilia della messa in onda, è se valga la pena vedere "Itaca - Il ritorno" dopo aver eventualmente assistito alla più recente e spettacolare "Odissea" di Christopher Nolan. La risposta, per chi cerca un cinema di introspezione e non di puro intrattenimento, è senz'altro affermativa, poiché i due film appartengono a universi narrativi quasi opposti: mentre Nolan utilizza la macchina da presa per amplificare la dimensione cosmica del viaggio di Ulisse, Pasolini la restringe fino a farla diventare una stanza, un cortile, un letto nuziale.

Il film di Pasolini non ha bisogno di mostri o di tempeste mandate da Poseidone, perché il mostro più grande è il trauma che Odisseo si porta dentro, e la tempesta è quella interiore che lo agita ogni volta che incrocia lo sguardo di Penelope, incapace di credere che quel mendicante stravolto possa essere davvero suo marito.

La prima visione su Rai3 rappresenta dunque un'occasione preziosa per riscoprire un classico della letteratura occidentale nella sua dimensione più autenticamente umana, lontana dai fronzoli del peplum e dalle semplificazioni del cinema d'azione, e per apprezzare il lavoro di due interpreti che riescono a trasmettere, con pochi gesti e lunghi silenzi, tutto il peso di un'attesa durata vent'anni.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.