La rabbia torna a mordere: a Vittorio Veneto scatta la vaccinazione obbligatoria e gratuita dopo l’importazione illegale di un cane dal Marocco

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SALUTE

Redazione Salute Redazione Salute   -   Un silenzio durato tredici anni, quello che avvolgeva l'Italia riguardo a questa zoonosi, è stato spezzato da un episodio che ha riacceso i riflettori sulla fragilità dei confini sanitari.

A Vittorio Veneto, in provincia di Treviso, il ritrovamento di un cane deceduto dopo aver manifestato gravi sintomi neurologici ha fatto scattare immediatamente i protocolli d'emergenza; le analisi condotte dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie hanno confermato ciò che si temeva: la presenza del virus della rabbia, introdotto illegalmente dal Marocco assieme all’animale.

Le autorità, di fronte a una situazione che sembrava ormai relegata ai manuali di medicina veterinaria, hanno dovuto predisporre un piano straordinario per evitare qualsiasi rischio di diffusione, coinvolgendo non solo i professionisti del settore ma l’intera collettività locale.

L’allestimento degli hub e le modalità di accesso

Per rispondere all’emergenza, l’ULSS 2 Marca Trevigiana, d’intesa con la Regione del Veneto che finanzia l’operazione, ha allestito due centri vaccinali dedicati che entreranno in funzione a partire da lunedì 15 giugno.

Il primo sarà operativo presso la sede di Prealpi Soccorso, situata in zona industriale a San Giacomo di Veglia (via Meucci 2/C); il secondo, invece, troverà posto nel cuore della città, all’interno dell’ex sede ATM di via Vittorio Emanuele II, offrendo così una copertura capillare a un territorio che deve proteggere oltre 5.300 tra cani e gatti.

Gli organizzatori hanno stabilito che l’accesso a questi hub sarà consentito esclusivamente su prenotazione, una scelta obbligata per evitare assembramenti e gestire i flussi in maniera razionale, e sarà attivo sette giorni su sette con orario continuato (dalle 9 alle 18) per un mese intero.

Gratuità e tutele per i cittadini: i dettagli economici

La decisione più rilevante, emersa al termine del vertice tra Regione, Ulss e Comune, riguarda la totale gratuità della somministrazione, una misura che mira ad abbattere ogni barriera economica per i residenti.

“Abbiamo ritenuto importante fare uno sforzo per andare incontro alla popolazione e garantire la massima adesione”, ha spiegato l’assessore alla Sanità Gino Gerosa, sottolineando come la vaccinazione rappresenti l’unica barriera efficace contro una malattia che, una volta conclamata, è fatale al cento per cento.

Per chi avesse già provveduto in autonomia a vaccinare il proprio animale nei giorni precedenti l’annuncio, è stato predisposto un meccanismo di rimborso che può arrivare fino a 55 euro per ogni animale, purché si rispettino le procedure indicate dall’azienda sanitaria.

Inoltre, qualora l’animale non fosse ancora dotato di microchip, l’identificazione elettronica verrà comunque effettuata durante la seduta vaccinale, sebbene a fronte del pagamento di una tariffa fissa, pari a 21,71 euro, a copertura delle spese del servizio.

Le indagini sul focolaio e i riflessi penali per l’introduzione illecita

Mentre la macchina organizzativa si mette in moto, non si ferma l’attività investigativa riguardo alla dinamica che ha portato il virus fin qui.

Il cucciolo deceduto era stato introdotto illegalmente sul territorio nazionale, eludendo i controlli veterinari obbligatori previsti per chi arriva da Paesi a rischio come il Marocco; questo gesto, apparentemente isolato, ha innescato una procedura di profilassi che ha coinvolto una trentina di persone venute a contatto con la proprietaria del cane, tutte sottoposte a terapia preventiva per scongiurare l’insorgenza della malattia nell’uomo.

Sul fronte degli obblighi per i possessori di animali domestici, chi decidesse di non rispettare l’ordinanza vaccinale potrebbe incorrere in conseguenze penali rilevanti: la normativa, come ricordato dagli uffici competenti, prevede l’applicabilità dell’articolo 650 del codice penale per l’inosservanza dei provvedimenti dell’autorità, oltre alla possibilità di una vaccinazione coatta a carico del proprietario renitente.

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