BYD accelera sull'Europa: 40.000 assunzioni e una fabbrica in Francia

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il colosso automobilistico cinese BYD ha intenzione di avviare una massiccia campagna di assunzioni in Europa, con l'obiettivo di portare la propria forza lavoro nella regione a circa 40.000 unità entro la fine del decennio. L'annuncio è arrivato dai massimi vertici dell'azienda in occasione del Salone dell'Auto di Parigi. «L'impegno di BYD in Europa è profondo e a lungo termine», ha dichiarato lunedì Stella Li, vicepresidente esecutivo e responsabile delle attività internazionali dell'azienda, durante un'intervista a Bloomberg TV.

Obiettivi occupazionali e strategia industriale

Interpellata proprio sui piani occupazionali di BYD in Europa, Li ha precisato che la forza lavoro dell'azienda supererà «ampiamente le 40.000 unità nel 2030», aggiungendo che, a breve, l'azienda conterà già più di 10.000 dipendenti nel continente. Questa massiccia campagna di assunzioni farebbe cambiare veste a BYD, che da semplice esportatore diventerebbe importante produttore di veicoli elettrici nell'area, divenendo uno dei principali datori di lavoro extra-europei nel settore automobilistico della regione.

BYD attingerà sia dal settore automobilistico sia da altri comparti, includendo potenziali lavoratori che perdano il posto presso aziende europee.

La Francia nella short list per un nuovo stabilimento

Sul fronte produttivo, la Francia è tra i Paesi in cui il costruttore cinese valuta di costruire un nuovo impianto. «La Francia è nella short list», ha spiegato Li, precisando che BYD sta esaminando «molto attentamente la possibilità di mettere in piedi uno stabilimento» nel Paese transalpino.

«Cerceremo di aprire una seconda e una terza fabbrica in Europa», ha aggiunto la vicepresidente, mentre l'azienda si prepara ad avviare la produzione nel suo primo stabilimento europeo, in Ungheria, con l'obiettivo di raggiungere la produzione di massa nel quarto trimestre.

La rete distributiva francese e le ambizioni locali

BYD può già contare su una rete di distribuzione radicata in Francia, costruita attraverso partnership con grandi gruppi automobilistici francesi come Bymycar, Emil Frey e Bodemer. Al 1º gennaio 2026, il costruttore contava 90 sedi aperte nel Paese, coprendo circa il 60% del territorio. Li ha espresso ambizioni chiare per il mercato francese: «Voglio che le persone in Francia pensino che BYD sia un'azienda francese. Voglio che la amino».

Il nodo geopolitico e le restrizioni europee

La sfida di BYD non riguarda più soltanto la tecnologia delle batterie, i prezzi delle auto elettriche o la capacità di conquistare nuovi clienti. Per il colosso cinese, uno degli ostacoli più importanti alla crescita globale è rappresentato dalla geopolitica. A sottolinearlo è stata la stessa Stella Li, intervenuta l'8 ottobre al Milken Institute Asia Summit di Singapore. «Quando facciamo affari, vogliamo fare qualcosa e avere certezza e visibilità, poi possiamo controllare e quindi investire. Ma con la geopolitica, non capisci mai quale sia l'angolo e cosa stiano facendo», ha dichiarato.

Li ha anche confermato che l'azienda ha deciso di non vendere automobili passeggeri negli Stati Uniti per il momento, nonostante la sua presenza nel Paese da «molto tempo», definendo la situazione «complicata». «Non abbiamo chiarezza, visibilità e stabilità lì, quindi diciamo: fermiamoci e non andiamo negli Stati Uniti per le auto passeggeri in questo momento».

L'accordo Cina-Ue sui veicoli ibridi

Dai colloqui tra Cina e Unione Europea della scorsa settimana è giunto un accordo di massima che prevede, tra l'altro, limitazioni al numero di veicoli ibridi importati dal Paese asiatico. Stella Li ha spiegato che BYD sta ancora valutando le implicazioni delle nuove restrizioni europee, in attesa di ulteriori dettagli. «Penso che questo tipo di tariffe, questa pressione, sia solo a breve termine, perché ci siamo già impegnati e investiamo localmente», ha affermato Li durante il Salone di Parigi.

Nel frattempo, l'azienda sta ultimando i preparativi per il suo stabilimento ungherese di Szeged, dove la produzione di massa dovrebbe partire nel quarto trimestre, e valuta la costruzione di altri due impianti nella regione, con Francia e Spagna tra le opzioni sul tavolo.

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