Colpo da un milione alla casa d’aste Sant’Agostino di Torino: banda in azione per quattro minuti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Quattro minuti, cronometro alla mano. Tanto è bastato a una banda di ladri professionisti per mettere a segno un furto da un milione di euro nella notte tra sabato 6 e domenica 7 giugno, ai danni della casa d’aste Sant’Agostino di corso Tassoni, a Torino. L’allarme, scattato intorno alle 4.

20, non ha fermato l’azione dei malviventi; armati di pesanti mazze e di un flessibile, hanno fatto irruzione nella sede, forzato le vetrine blindate – eludendo i sistemi di sicurezza – e portato via un bottino di diamanti, smeraldi e orologi di lusso, lasciando sul posto soltanto la propria abilità e una scia di indizi che i carabinieri stanno ora setacciando.

La titolare, dopo aver visionato le immagini a circuito chiuso, ha parlato di una scena “scioccante”, mentre le indagini, condotte dalla scientifica, si concentrano sui fotogrammi che hanno immortalato la fuga fulminea del gruppo.

Un assalto lampo alla vigilia dell’asta

La tempistica dell’assalto, avvenuto a ridosso di un’importante asta prevista per il 9 e il 10 giugno, non sembra affatto casuale. In quelle vetrine, destinate a celebrare l’alta manifattura italiana ed europea, erano custoditi pezzi unici: un anello con uno smeraldo colombiano di quasi quattro carati, affiancato da due diamanti taglio luna; una coppia di orecchini firmati Cantamessa; un girocollo semirigido Bondanza, raro esempio di design moderno italiano, e persino una tabacchiera francese in oro giallo risalente al 1780, proveniente dall’epoca di Luigi XV.

La banda, come rivelato dalle telecamere, non ha avuto esitazioni: mentre la sirena ululava, si è diretta dritta verso gli obiettivi più pregiati. Secondo Leonardo Notarbartolo – il “Lupin italiano” che nel 2003 orchestrò il clamoroso furto da cento milioni di euro al Diamond Center di Anversa – un’operazione così fulminea non può essere improvvisata.

“Quando una banda individua gli obiettivi in pochi minuti, significa che il vero lavoro è stato fatto prima”, ha spiegato, sottolineando come la rapidità dell’esecuzione tradisca un piano studiato nei dettagli, con sopralluoghi mirati e probabilmente una ricognizione interna del valore e della disposizione dei gioielli.

L’analisi di un esperto e gli sviluppi giudiziari

Notarbartolo, che oggi vive in provincia di Torino, ha riconosciuto nell’assalto alla Sant’Agostino il modus operandi tipico della criminalità organizzata specializzata: la concentrazione temporanea di beni ad altissimo valore – in questo caso in vista dell’asta – crea una finestra di opportunità unica per i malviventi, che sanno di poter colpire in un solo luogo ciò che appartiene a diversi proprietari. L’uso di flessibili e mazze, così come la fuga in auto avvenuta prima dell’arrivo dei carabinieri (giunti alle 4.

29, quando ormai non c’era più traccia dei ladri), è coerente con una strategia basata sull’effetto sorpresa e la massima riduzione del rischio. Sul fronte giudiziario, gli investigatori stanno vagliando ogni fotogramma; alcuni oggetti, forse caduti durante la precipitosa fuga, sono già stati recuperati sul pavimento del salone, tra cui un bracciale tennis in oro bianco con diamanti da nove carati e una spilla anni Sessanta a forma di farfalla. La refurtiva, tuttavia, resta ingente, e la caccia ai responsabili – entrati a volto coperto – è serrata.

Un colpo che riecheggia precedenti illustri

La dinamica dell’irruzione, per certi versi, richiama quanto accaduto al Louvre alcuni mesi fa: anche in quel caso, una banda di professionisti riuscì a eludere la sicurezza in un lasso di tempo strettissimo, approfittando di un momento di vulnerabilità del sistema. E se il colpo di Parigi fu definito “quasi perfetto” proprio da Notarbartolo, la rapina torinese ne condivide l’impronta chirurgica.

Tuttavia, a differenza dei furti nei musei, dove i pezzi hanno una storia documentata che ne rende difficile il riciclo, gioielli e orologi come Rolex e Vacheron – facilmente smontabili o commerciabili sui mercati illeciti internazionali – rappresentano un bottino liquido, anche se Notarbartolo avverte: di solito, in questi casi, si ottiene al massimo il ventidue per cento del valore effettivo.

I carabinieri, intanto, continuano le indagini, consapevoli che il successo dell’operazione dipenderà dalla capacità di chiudere il cerchio nei prossimi giorni, prima che le tracce si disperdano definitivamente.

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