Pensioni, a dicembre assegni più ricchi per gli aumenti e le mensilità aggiuntive
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Redazione Economia
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Con l’approssimarsi della fine dell’anno, i cedolini pensionistici di dicembre si preparano a registrare importi sensibilmente più elevati, un fenomeno che, sebbene atteso, porta con sé un sostanziale sollievo per molte economie domestiche. Questi incrementi, che possono toccare anche i duecento euro per alcuni, non scaturiscono da provvedimenti legislativi recenti ma trovano la loro origine in meccanismi consolidati e nelle procedure di conguaglio che caratterizzano l’ultima mensilità. A rendere più Corposo l’accredito, infatti, concorre il mancato prelievo delle addizionali Irpef regionali e comunali, le cui trattenute per l’anno in corso vengono interrotte, lasciando così nelle tasche dei pensionati una somma più consistente.
Il bonus di Natale e la tredicesima mensilità
Poco prima delle festività, l’Inps distribuirà un bonus una tantum di 154,94 euro, un’integrazione – talvolta definita “quattordicesima” per i beneficiari dei trattamenti minimi – il cui iter amministrativo è stato avviato con l’invio dei modelli da compilare. Si tratta di una misura permanente, la cui istituzione risale a una finanziaria di oltre vent’anni fa, e il cui impatto, sebbene numericamente contenuto, assume un peso specifico non trascurabile per chi dipende da assegni di entità ridotta. A questo si aggiunge il calcolo della tredicesima, la cui erogazione rappresenta un appuntamento fisso nel calendario delle prestazioni sociali. L’importo, che generalmente equivale a una mensilità piena, viene determinato sulla base della somma dei ratei lordi percepiti durante l’anno, divisa per dodici; qualora il trattamento sia stato goduto per un periodo inferiore, il calcolo avviene in maniera proporzionale ai mesi effettivamente fruiti.
La rivalutazione degli assegni e le soglie di reddito
Il quadro complessivo degli aumenti non può prescindere dalla rivalutazione ordinaria delle pensioni, un processo che per l’intero anno 2025 è stato ancorato a un tasso provvisorio dello 0,8%, derivante dalle stime sull’inflazione. Questo incremento, tuttavia, non viene applicato in maniera uniforme a tutti i trattamenti, bensì segue una scala di percentuali legata alla fascia di reddito del pensionato. La perequazione piena viene riconosciuta, infatti, soltanto agli assegni il cui importo non supera quattro volte il trattamento minimo Inps – una soglia che si aggira intorno ai 2.394 euro lordi mensili – mentre per le pensioni di entità superiore, comprese tra quattro e cinque volte il minimo, la rivalutazione scende al 90%; al di là di questo tetto, infine, l’aumento si applica soltanto per il 75% della misura intera.
Il conguaglio annuale e la composizione finale della mensilità
La natura composita del cedolone di dicembre è ulteriormente accentuata dall’accredito dei conguagli relativi all’anno 2025, i quali vanno a rettificare le mensilità già erogate sulla base dei dati definitivi. È in questo frangente che l’istituto di previdenza procede a saldare le differenze, positive o negative, emerse tra quanto versato in via provvisoria e gli importi effettivamente dovuti, considerando anche la rivalutazione applicata. Ne risulta una liquidazione finale che, unendo la mensilità ordinaria, la tredicesima, l’eventuale quattordicesima, il bonus e gli arretrati di rivalutazione, si configura come la più sostanziosa dell’intero esercizio, un appuntamento che segna materialmente la chiusura dell’anno finanziario per milioni di percettori.




