La caccia a Jelenic Marin, sospetto per l'omicidio del capotreno alla stazione di Bologna
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Redazione Interno
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Brevi spezzoni video, ciascuno della durata di pochi secondi, ricostruiscono i movimenti di Jelenic Marin nelle concitate fasi che hanno preceduto l'aggressione mortale. Le immagini delle telecamere di sicurezza, quelle che la polizia sta analizzando con meticolosa attenzione, lo mostrano nell’atrio centrale alle 18.03, poi al binario uno e infine mentre si dirige verso il piazzale Ovest. È in quest'ultima area, riservata al personale e non accessibile ai viaggiatori, che pochi minuti dopo, verso le 18.30 di lunedì 5 gennaio, l’uomo avrebbe colpito a morte con un coltello Alessandro Ambrosio, capotreno di 34 anni. L’intervento dei soccorsi, giunti sul posto dopo la chiamata d’emergenza, non ha potuto fare altro che constatare il decesso del ferroviere, colpito mentre era presumibilmente in servizio o comunque nelle immediate vicinanze della sua sede di lavoro.
L’identificazione e il successivo rilascio del sospettato
Un elemento, fra i tanti che gettano un’ombra sull’intera vicenda, riguarda il fatto che il ricercato, dopo il presunto omicidio, sia riuscito a lasciare Bologna salendo su un treno regionale diretto a Milano. Durante quel viaggio, comportandosi in modo molesto, è stato fatto scendere dalla forza pubblica a Fiorenzuola, dove è stato identificato e successivamente rilasciato poiché il suo nome, in quel preciso momento, non era ancora collegato alla grave indagine in corso. Questa circostanza, di cui si stanno occupando gli investigatori, gli ha permesso di riprendere il viaggio verso il capoluogo lombardo, complicando non poco le operazioni di rintraccio che sono state avviate solo in seguito, quando i frammenti video hanno iniziato a comporre un quadro più definito.
Le indagini della polizia e della procura
Sul posto, oltre ai colleghi del capotreno sconvolti dall’accaduto, sono intervenuti gli uomini della Polizia ferroviaria, della Scientifica e della squadra Mobile, coordinati dal pubblico ministero Michele Martorelli. Il medico legale, chiamato per i primi rilievi, ha potuto confermare la natura violenta della morte, ascrivibile a ferite da arma da taglio. L’area del delitto, delimitata dal nastro bianco e rosso, è rimasta isolata per molte ore, consentendo agli specialisti di raccogliere ogni possibile traccia. La figura di Marin, del quale si sa che era già noto alle forze dell’ordine per precedenti episodi di disturbo creati in ambienti ferroviari, è al centro di un accertamento giudiziario che mira a stabilire le dinamiche precise e, soprattutto, il movente di un gesto così estremo.
La reazione del settore e lo sciopero proclamato
La drammaticità dell’episodio, che ha portato via la vita a un lavoratore durante il suo turno, ha provocato una reazione immediata nel mondo del trasporto ferroviario. Le Segreterie Regionali delle Organizzazioni sindacali dell’Emilia-Romagna hanno dunque proclamato uno sciopero di otto ore per l’intera giornata di mercoledì 7 gennaio, dalle 9 alle 17. L’astensione dal lavoro, che si svolge al di fuori delle cosiddette fasce di garanzia, comporta l’assenza di treni regionali garantiti e l’alta probabilità di cancellazioni e ritardi, i cui effetti potranno protrarsi anche oltre il termine dell’agitazione. Una protesta che, al di là delle rivendicazioni contrattuali, assume il carattere di una mobilitazione per la sicurezza di chi opera quotidianamente nelle stazioni e sui convogli.




