Fallout 4 su Switch 2, la recensione dell'edizione atomica per la portatile Nintendo
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Dopo aver atteso per oltre un decennio, i possessori di una console Nintendo possono finalmente mettere le mani su un capitolo principale della saga di Fallout, e lo fanno con un’edizione che si presenta come la più completa mai realizzata per il gioco di ruolo di Bethesda. L’approdo di Fallout 4 su Switch 2, avvenuto lo scorso 24 febbraio al prezzo di 59,99 euro, rappresenta un evento più significativo di quanto si potesse immaginare alla vigilia, anche perché il lancio è accompagnato dall’edizione celebrativa del decennale, quella Anniversary Edition che include non solo i sei expansion pack ufficiali — da Far Harbor a Nuka-World, passando per Automatron — ma anche oltre centocinquanta manufatti provenienti dal Creation Club, tra armi, armature e componenti estetiche per gli insediamenti e persino per il fedele cane Dogmeat. È una mole di contenuti, questa, che amplia a dismisura le possibilità offerte dal già sterminato mondo di gioco ambientato nella desolata Commonwealth di Boston, un territorio martoriato dalla guerra atomica che i giocatori esploreranno cercando di ricostruire un senso di civiltà tra macerie, mutanti e fazioni contrapposte.
Dal punto di vista tecnico, e qui sta la sorpresa più gradita per chi aveva ancora negli occhi il pasticciato lancio di The Elder Scrolls V: Skyrim sulla stessa piattaforma, la conversione operata da Bethesda si rivela sorprendentemente solida e rispettosa del lavoro originale. Gli specialisti di Digital Foundry, da sempre attenti scrutatori delle performance videoludiche, hanno certificato la bontà del porting, sottolineando come la versione per Switch 2 non solo sia fedele a quella vista su PlayStation 4 — che fu la piattaforma di riferimento all'epoca della pubblicazione — ma offra anche una flessibilità inedita per quanto riguarda la gestione della fluidità dell'immagine. Il gioco mette a disposizione del giocatore tre preset grafici selezionabili sia in modalità dockata sia in portatile: si può optare per la priorità alla risoluzione con un frame rate bloccato a 30 fotogrammi al secondo, per una modalità bilanciata a 40 fps pensata per sfruttare i pannelli a 120 Hz della nuova console Nintendo, o per la performance a 60 fotogrammi, che garantisce una reattività superiore nei combattimenti a scapito però di una definizione più morbida e di una risoluzione dinamica che, nei momenti di maggiore concitazione, può scendere sensibilmente, arrivando in portatile a toccare picchi prossimi ai 540p.
Un’analisi delle performance e della resa visiva
La scelta di offrire tre distinte modalità di visualizzazione, se da un lato testimonia la volontà di adattare l’esperienza a diverse esigenze di gioco, dall’altro svela i compromessi inevitabili quando si cerca di far girare un motore grafico pensato per hardware più potenti su un sistema ibrido e compatto come Switch 2. Il preset a 30 fotogrammi per secondo, ad esempio, è quello che garantisce la qualità visiva più alta in assoluto, con texture più definite e una maggior stabilità dell’immagine, ma la perdita di fluidità si fa notare soprattutto se si è abituati a standard più moderni; la modalità a 40 fps, quando si dispone di uno schermo compatibile, rappresenta forse il miglior compromesso, perché aggiunge una piacevole scorrevolezza senza sacrificare in modo drammatico la nitidezza dei dettagli, come confermano diverse analisi comparative pubblicate nei giorni scorsi. La modalità a 60 fotogrammi, pur essendo la più ambita per un action RPG che fa largo uso del sistema di combattimento V.A.T.S., mostra i suoi limiti nelle vaste aree esterne e nei panorami aperti, dove la risoluzione cala per mantenere la fluidità e l’effetto complessivo diventa talvolta confuso, anche se sul piccolo schermo della console l’impatto visivo resta più che accettabile.
Il fatto che Digital Foundry abbia promosso a pieni voti questa edizione, nonostante le inevitabili rinunce sul piano della risoluzione dinamica, dipende anche da un altro fattore: a differenza di quanto si era temuto dopo il primo trailer mostrato durante il Nintendo Direct, la resa finale non presenta quei problemi di aliasing e quelle texture approssimative che avevano fatto storcere il naso agli osservatori più attenti. Al contrario, la versione commercializzata mantiene una coerenza visiva di base che non tradisce l’impostazione artistica originale, con le ombre, la densità della vegetazione e l’illuminazione volumetrica che rimangono sostanzialmente invariate tra un preset e l’altro; ciò che cambia, e anche in modo significativo, è esclusivamente il numero di pixel effettivamente renderizzati, una scelta tecnica che consente di preservare l’impianto estetico complessivo agendo solo sulla risoluzione nativa, che nella modalità dockata a 30 fps arriva a toccare i 1440p per poi scendere fino a valori intorno ai 720p nei momenti di massimo carico con l’obiettivo di mantenere i 60 fotogrammi.
Il pacchetto contenutistico e le assenze ingiustificate
Sul fronte dei contenuti, come si diceva, l’offerta è generosa e non lascia nulla fuori: i giocatori che si avvicinano per la prima volta al mondo di Fallout su Nintendo potranno contare su un’esperienza completa, che include tutte le espansioni maggiori e minori pubblicate nel corso degli anni, da Far Harbor, considerato da molti uno dei migliori DLC mai realizzati da Bethesda per profondità narrativa e atmosfera, fino a Contraptions Workshop e Vault-Tec Workshop, che espandono ulteriormente il già complesso sistema di costruzione e gestione degli insediamenti. Chi invece ha già vissuto le vicende dell’Unico Sopravvissuto su altre piattaforme potrebbe non trovare alcuna reale novità, al di fuori della possibilità di portare la propria partita ovunque, e questa sostanziale assenza di contenuti inediti per l’edizione celebrativa è un aspetto che va valutato con attenzione, perché ci si aspetterebbe da un’Anniversary Edition almeno qualche elemento aggiuntivo che non fosse la semplice raccolta di quanto già pubblicato in passato.
Un capitolo a parte meritano le criticità che, nonostante il buon lavoro di conversione, affliggono anche questa versione di Fallout 4. Come da tradizione per i giochi Bethesda, infatti, il Titolo si porta dietro un bagaglio di bug e problemi tecnici che sembrano ormai parte integrante dell’esperienza, e il porting per Switch 2 non fa eccezione: durante le lunghe sessioni di gioco possono capitare blocchi dell’audio, problemi di scripting e, nei casi più estremi, crash veri e propri che costringono a ricaricare la partita, per non parlare di glitch minori ma fastidiosi come l’impossibilità di far scattare la corsa del personaggio in determinati momenti, un difetto che in una situazione di combattimento serrato può risultare fatale. A questo si aggiunge la mancanza totale di funzionalità specifiche della piattaforma, come il supporto ai controlli giroscopici per mirare o l’utilizzo del mouse, periferiche che su Switch 2 avrebbero potuto offrire un’alternativa gradita a chi ama la precisione del puntatore, e la cui assenza appare tanto più inspiegabile se si considera che su PC la serie si gioca storicamente meglio con questi strumenti.
Infine, una notazione sull’ingombro di memoria: Fallout 4 Anniversary Edition richiede ben 61 gigabyte di spazio libero sulla scheda o sulla memoria interna di Switch 2, un dato che la rende una delle produzioni terze più pesanti mai apparse sulla piattaforma e che impone una seria operazione di selezione tra i titoli installati, a meno di non voler investire in schede di espansione dalla capacità maggiore, non proprio economiche. È il prezzo da pagare per avere un mondo di gioco vasto e complesso come quello della Commonwealth, con tutti i suoi DLC, sempre a portata di mano.




