Il trasporto degli organi, una corsa contro il tempo tra innovazione e protocolli

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Due giorni, sei organi, una sola, silenziosa staffetta. Nelle quarantotto ore appena trascorse, una complessa macchina logistica si è messa in moto silenziosamente sulle strade e nei cieli del Nord Italia, collegando ospedali di città diverse in una rete che non ammette tentennamenti. Da Como e Monza fino a Padova, pancreas, reni e fegato sono stati prelevati e trasferiti, un’operazione che ha richiesto il coordinamento di decine di professionisti, il rigoroso rispetto di tempistiche serrate e l’impiego di tecnologie studiate per preservare la vitalità di tessuti così delicati. In quelle ore frenetiche, tra sirene e lampeggianti, non si è mosso soltanto un convoglio, ma si è attivata un’intera architettura di competenze, unita dall’idea che la vita, quando può essere salvata, non può attendere. E mentre questa rete dimostrava la sua efficienza, un’altra vicenda, ben più drammatica, riportava l’attenzione del Paese sulla fragilità di questi stessi processi: il caso del piccolo Domenico, il bambino di due anni ricoverato all’Ospedale Monaldi di Napoli dopo aver ricevuto un cuore danneggiato durante il trasporto da Bolzano, ha riacceso il dibattito sui protocolli di sicurezza e sulle modalità di conservazione degli organi destinati al trapianto -3.

La tragedia del bimbo napoletano, che da settimane è collegato a una macchina cuore-polmone in attesa di un nuovo, disperato intervento che al momento non sembra praticabile, ha aperto un fronte giudiziario complesso. La Procura di Napoli ha iscritto nel registro degli indagati sei persone, tra medici e paramedici, per lesioni colpose gravissime, mentre la Procura di Bolzano ha aperto un fascicolo per fare luce su quanto accaduto nella fase iniziale del viaggio dell’organo -3. Le prime ricostruzioni, emerse da audit interni e riportate dalla stampa, dipingono uno scenario in cui una serie di criticità procedurali potrebbero essersi sommate con esito fatale. Si parla dell’utilizzo di un contenitore definito datato e, particolare su cui gli inquirenti si stanno concentrando, della richiesta, da parte dell’équipe napoletana giunta in sala operatoria a Bolzano, di integrare il ghiaccio nel secchiello di trasporto -6. Il personale dell’ospedale altoatesino avrebbe provveduto, ma utilizzando ghiaccio secco invece del comune ghiaccio d’acqua, un errore che avrebbe portato a un abbassamento eccessivo della temperatura, tale da danneggiare in modo irreversibile il tessuto cardiaco, tanto che l’organo, al suo arrivo al Monaldi, è stato trovato come "inglobato" in una massa di ghiaccio -6.

Questa ipotesi investigativa riporta al centro del dibattito pubblico la questione, tecnica ma cruciale, della termoregolazione degli organi explantati. I protocolli internazionali, recepiti anche dalla normativa italiana, prevedono per la conservazione in ipotermia una temperatura controllata che si aggira attorno ai +4 gradi centigradi, un valore che consente di rallentare il metabolismo cellulare senza però danneggiare le strutture tissutali con il freddo estremo o con fenomeni di congelamento -4. L’obiettivo, in queste fasi, è quello di minimizzare i tempi di ischemia fredda, il lasso di tempo durante il quale l’organo, privato del suo apporto sanguigno, rimane vitale al di fuori del. Per garantire questo delicato equilibrio, i contenitori utilizzati non sono semplici borse frigo, ma dispositivi medici veri e propri, spesso dotati di doppia camera e di sistemi di isolamento avanzati, come quelli a base di aerogel, progettati per mantenere una temperatura costante per decine di ore -4-8.

Negli ultimi anni, del resto, la ricerca tecnologica ha compiuto passi da gigante nel settore della logistica trapiantologica. Aziende specializzate, come la Ceam Group di Empoli, lavorano allo sviluppo di sensori sempre più miniaturizzati e affidabili, simili per dimensioni a una moneta da due euro, capaci di monitorare in tempo reale non solo la temperatura, ma anche parametri come l’umidità e gli shock meccanici che l’organo può subire durante il tragitto -2. Questi dispositivi, che sfruttano piattaforme IoT e intelligenza artificiale, consentono una tracciabilità completa del viaggio e una registrazione continua dei dati, elementi fondamentali per certificare la corretta gestione dell’organo in ogni sua fase. Accanto a questi sistemi di controllo, si stanno facendo strada soluzioni ancor più innovative, come il progetto PerTravel, che mira a superare del tutto l’uso del ghiaccio, sostituendolo con materiali a cambio di fase (PCM) in grado di garantire un range termico stabile e omogeneo, evitando il contatto diretto tra il materiale refrigerante e il tessuto da conservare -8.

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