La Commissione europea indaga su Shein per prodotti illegali, dalle bambole pedopornografiche alle armi
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Redazione Economia
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Con una dichiarazione che non ammette ambiguità, il portavoce della Commissione Europea Thomas Regnier ha sancito l’avvio di un’indagine formale contro Shein, il gigante dell’e-commerce che, con il suo marketplace, ha conquistato una fetta consistente del mercato europeo. “Le bambole sessuali dalle sembianze infantili non hanno posto online, le armi non hanno posto online, i giocattoli pericolosi non hanno posto online”: queste le categorie di prodotti, definite inaccettabili, che hanno spinto Bruxelles a emettere la terza richiesta di informazioni ufficiale ai sensi del Digital Services Act. L’iter, che si configura come un esame approfondito delle politiche interne della piattaforma, mira a verificare l’esistenza di un rischio sistemico per i consumatori dell’Unione, esposti alla possibile circolazione di merci palesemente illecite.
Il quadro normativo e le preoccupazioni di Bruxelles
La querelle tra l’Unione europea e le piattaforme di e-commerce extracomunitarie, che vede nel mirino anche altri colossi del settore, si intensifica dunque con un nuovo capitolo giudiziario. La richiesta della Commissione, la quale agisce sulla base di indicazioni preliminari che segnalavano la presenza di tali articoli sul mercato virtuale, obbliga formalmente l’azienda a chiarire le proprie procedure di controllo e di moderazione dei contenuti. Il sospetto, che grava sull’intero ecosistema digitale di Shein, è che i meccanismi di sorveglianza attualmente in vigore non siano sufficienti a impedire la commercializzazione di oggetti che violano in modo plateale la normativa continentale, con particolare riguardo alla tutela dei minori.
Il contesto più ampio delle critiche
L’indagine della Commissione europea non giunge isolata, ma si inserisce in un contesto di crescenti critiche rivolte alle pratiche dell’azienda. Un’inchiesta di Greenpeace Germania, condotta su un campione di capi d’abbigliamento venduti dal colosso cinese, ha recentemente rilevato che una parte di essi risulta contaminata da sostanze chimiche pericolose, in alcuni casi oltre i limiti di sicurezza stabiliti dalla legge. Questi elementi, uniti alle passate accuse di concorrenza sleale e di sfruttamento del lavoro, dipingono un quadro operativo che le istituzioni europee sembrano intenzionate a scrutinare con rigore crescente, applicando tutta la severità del nuovo regolamento sui servizi digitali.
Le prossime tappe dell’istruttoria
Shein, che ha base a Singapore e vende anche merci di soggetti terzi, è ora chiamata a fornire alle autorità europee i dettagli richiesti sulle misure concrete adottate per contrastare la vendita di prodotti illegali. L’esito di questa fase istruttoria, che si concentra sulle politiche di protezione dei consumatori e di rimozione dei contenuti illeciti, determinerà i successivi passaggi dell’autorità di vigilanza. La piattaforma dovrà dimostrare di aver implementato sistemi efficaci per prevenire la diffusione di quei beni che, per loro stessa natura, costituiscono una minaccia diretta all’ordine pubblico e alla sicurezza delle persone.




