L’Inter alza la decima Coppa Italia, Marotta promuove Chivu e apre al mercato: “Nessuna rivoluzione”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   È stata una stagione, quella appena conclusasi per l’Inter, che porta la firma indelebile del lavoro corale, ma anche la strategia chiara di un club che ha trasformato il dolore per l’eliminazione dalla Champions League – definita dal presidente Giuseppe Marotta una “piccola macchia nera” – in carburante per dominare la scena nazionale. La vittoria per 2-0 contro la Lazio all’Olimpico, sancita dall’autogol di Marusic e dalla zampata del solito Lautaro Martinez, non è stata solo l’occasione per festeggiare il decimo alloro nella competizione, ma la logica conseguenza di un’identità ritrovata. A Roma, sotto gli occhi di 68mila spettatori, i nerazzurri hanno messo in chiaro una supremazia territoriale che non ha mai concesso scampo ai biancocelesti di Maurizio Sarri, costretti a cedere il passo a una macchina da guerra perfettamente oliata.

Il metodo Marotta e il ruolo di Cristian Chivu

Intervenuto ai microfoni di Mediaset al termine del match, il numero uno interista ha speso parole di elogio per l’ambiente tutto, sottolineando come “il calcio sia un gioco di insieme” dove chi lavora fuori dal campo merita tanto merito quanto chi lo abita. Se da un lato Marotta ha ringraziato lo staff tecnico e dirigenziale (da Ausilio a Zanetti, passando per Baccin), dall’altro ha voluto sottolineare la crescita esponenziale di Cristian Chivu. Il tecnico rumeno, arrivato in una piazza esigente come Milano senza particolari trascorsi da head coach in top club, ha saputo ricucire gli strappi della stagione precedente. “Chivu – ha spiegato il presidente – ha recitato un ruolo importantissimo, portando equilibrio e dimostrando qualità che non possono che migliorare”. La conquista del double (Scudetto e Coppa Italia) non era riuscita all’Inter dai tempi del Triplete del 2010, e quel parallelismo storico, seppur lontano, restituisce l’idea di un gruppo che ha saputo trasformare i ragazzi in uomini.

L’aspetto economico del double e i numeri in bacheca

Oltre alla gloria sportiva, l’accoppiata Campionato-Coppia Italia ha portato benefici sostanziali nelle casse del club. Secondo le stime elaborate al termine della finale, la vittoria dello scudetto (il ventunesimo della storia) ha fruttato all’Inter circa 15,7 milioni di euro, cifra che sommata ai 7,1 milioni derivanti dal trionfo in Coppa Italia porta il bottino totale dei soli premi federali a 22,8 milioni di euro. Senza dimenticare gli introiti legati ai diritti tv e alla qualificazione automatica alla prossima Champions League, già certificata matematicamente settimane fa. Sulla panchina della Lazio, invece, la delusione per Maurizio Sarri è doppia: il tecnico toscano incassa la seconda sconfitta consecutiva in una finale di Coppa Italia, vedendo sfumare il sogno di agganciare l’Europa League, traguardo che sarebbe passato proprio dal successo nella coppa nazionale.

La pianificazione del futuro: niente stravolgimenti

Se il presente sorride, lo sguardo di Marotta è già proiettato alla costruzione della prossima Inter. A chi gli chiedeva se il double possa aprire un ciclo, il presidente ha risposto con pragmatismo, confermando che a breve ci sarà un confronto diretto con la proprietà per delineare le “linee guida” del mercato. La linea, tuttavia, appare già chiara in via della Liberazione: “Non è il caso di cambiare più di tanto – ha ammonito Marotta –. Ci sono degli svincolati e l’anagrafe crea il destino, ma non ci sarà una rivoluzione. Continueremo con l’inserimento graduale di giovani talenti da affiancare a giocatori esperti che hanno la cultura della vittoria”. Un messaggio, questo, che rassicura i tifosi sulla tenuta di un gruppo ritenuto vincente, ma che lascia comunque spazio a quelle manovre di fine rapporto (come nel caso di Frattesi, dato in partenza) che ogni estate, anche dopo i trionfi, si rendono necessarie per mantenere il bilancio in equilibrio e il parco giocatori competitivo.

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