Valanga in Alto Adige travolge uno scialpinista 19enne: è la quinta vittima in pochi giorni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La montagna, che nelle ultime settimane aveva concesso giornate di apparente tranquillità, ha mostrato ancora una volta il suo volto più severo in Val Sarentino, dove un giovane scialpinista di diciannove anni ha perso la vita dopo essere stato completamente sommerso da una slavina. L’incidente, che si è consumato a poca distanza dal lago di San Pancrazio, ha avuto come testimone diretto un amico del ragazzo, il quale, pur essendo stato solo marginalmente investito dalla massa nevosa, ha potuto dare immediatamente l’allarme dopo aver visto il compagno scomparire nel bianco. I soccorsi, nonostante la prontezza dell’intervento, non hanno purtroppo potuto che constatare il decesso del giovane altoatesino, il cui Corpo è stato rinvenuto a circa ottanta centimetri di profondità proprio nel punto del distacco, a conferma della violenza e dell’improvvisità dell’evento.

Una sequenza drammatica di eventi

La dinamica, ricostruita dalle autorità, parla di una discesa appena iniziata dal versante di Laste di Verdines verso valle, quando il manto nevoso, instabile per le condizioni meteorologiche dei giorni precedenti, ha ceduto improvvisamente. La valanga, che ha intercettato i due amici, ha avuto effetti diametralmente opposti: da un lato ha risparmiato quasi completamente uno dei due, lasciandogli la possibilità di attivare le procedure di emergenza, dall’altro ha invece travolto con tutta la sua forza il diciannovenne, trascinandolo e seppellendolo in pochi istanti. La neve, compattata dal movimento, ha reso vani i primi tentativi di estrazione, rendendo necessaria l’attivazione degli squadroni specializzati, i quali sono comunque intervenuti in tempi brevi considerando la località non sempre agevolmente raggiungibile.

Il contesto di pericolo in montagna

Questo tragico episodio, per quanto scioccante di per sé, non costituisce un fatto isolato nel quadro attuale delle Alpi, dove il pericolo valanghe rimane segnalato a grado tre, definito “marcato”, su gran parte dei territori al di sopra del limite degli alberi. Tale condizione, che implica una sensibile instabilità del manto nevoso, era stata già purtroppo confermata da altri incidenti mortali occorsi nella stessa regione nel giro di pochissimi giorni, portando il bilancio complessivo a cinque vittime. Incidenti simili, sebbene in contesti geografici differenti, si sono verificati anche in Valtellina, dove una slavina ha travolto un gruppo di sciatori causando un morto e un disperso, e nelle vicinanze di Predazzo, con un ferito in condizioni gravissime. La persistenza di queste condizioni, legate a precise variabili meteorologiche, costituisce un monito costante per chiunque scelga di affrontare l’ambiente alpino in inverno, nonostante l’esperienza o la preparazione tecnica.

Le operazioni di soccorso e la riflessione necessaria

Il lavoro dei soccorritori, coordinato dalle stazioni del Soccorso Alpino e supportato da mezzi specifici, si è concentrato fin dai primi minuti sulla localizzazione precisa del travolto, operazione resa possibile anche dalla testimonianza precisa del superstite. La ricerca, condotta con sonde e artigli, ha permesso di raggiungere il giovane in un lasso di tempo contenuto, ma le condizioni di seppellimento prolungato e l’impatto subito non hanno lasciato spazio a esiti diversi. La tragedia di Val Sarentino, al di là del lutto che colpisce una famiglia e un territorio, riaccende con forza il dibattito sulla consapevolezza del rischio in montagna, un ambiente che, pur offrendo scenari di incomparabile bellezza, nasconde insidie spesso sottovalutate anche da chi lo frequenta con assiduità. La neve, che pochi giorni prima sembrava compatta e sicura, può trasformarsi in un pericolo mortale con pochissimi preavvisi, come dimostrato dalla rapidità con cui si è staccato il lastrone che ha causato questa ennesima fatalità.

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