Giovanni Simeone, quando l’uomo è superiore al calciatore
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Redazione Sport
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Non è solo il secondo argentino a vincere due scudetti col Napoli, né soltanto un attaccante di muscoli e carisma, ma qualcosa di più. Giovanni Simeone, che oggi indosserà la maglia del Torino dopo un affare da 7 milioni più bonus, porta con sé un’eredità pesante – quella del padre Diego, il "Cholo" dell’Atletico Madrid – e una qualità rara: quella di essere, in campo e fuori, un uomo prima che un calciatore.
La sua storia, confusa tra tempeste e rimpianti, vibra lontano dai riflettori, là dove il talento cede il passo all’umanità. Non a caso, quando si parla di lui, si finisce per parlare d’altro: dello spirito di sacrificio, della capacità di elevare una squadra anche senza essere il protagonista assoluto. A Torino, dove è atteso come vice di Duvan Zapata, non dovrà sostituire il capitano ma integrarsi in una batteria offensiva che, con Ngonge, Aboukhlal e Vlasic a supporto, potrebbe rivelarsi più solida del previsto.
L’operazione, come spiegato dall’esperto Davor Milito, non è solo tattica. Simeone arriva in un momento delicato, dopo un mercato invernale del Toro fallimentare – se si esclude l’arrivo di Salama – e con la necessità di ridare slancio a un attacco che ha mostrato limiti evidenti. La sua presenza, fisica e determinata, potrebbe cambiare le prospettive di Marco Baroni, anche se tutto dipenderà dai tempi di recupero di Zapata.




