Lotito e la Lazio tra storia e futuro: "La Champions come coronamento, ma senza dimenticare lo scudetto del 2000"
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Redazione Sport
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Claudio Lotito, parlando a margine della cena organizzata per celebrare i 25 anni dallo scudetto vinto dalla Lazio nel 2000, ha tracciato un parallelo tra le glorie passate e gli obiettivi attuali del club. "Ricordare quell’impresa è fondamentale, perché senza storia non c’è futuro", ha detto il presidente biancoceleste, sottolineando come quel titolo, conquistato sotto la guida di Sven-Göran Eriksson, rappresenti ancora oggi un punto di riferimento. Tra i presenti all’evento, tenutosi alla Casina di Macchia Madama sopra lo stadio Olimpico, c’era anche Roberto Mancini, ex ct della nazionale e protagonista di quel successo, che ha voluto omaggiare la squadra di allora definendola "un gruppo straordinario".
Lotito, che nel 2004 rilevò una società sull’orlo del fallimento, ha ribadito la differenza tra "acquistare un club in bancarotta e ricostruirlo da zero" e "ereditare una squadra con la sua matricola originale, la sua identità". Un concetto che, se da un lato evidenzia il lavoro di risanamento compiuto in questi anni, dall’altro sembra quasi una risposta indiretta a chi ha criticato la sua gestione. Oggi, con la Lazio in corsa per un posto in Champions League, il patron guarda avanti: "Il quarto posto sarebbe il coronamento degli sforzi di tutti, dalla società allo staff tecnico". Un obiettivo non semplice, considerando che domenica la squadra di Marco Baroni dovrà affrontare l’Inter al Meazza, ma che Lotito ritiene alla portata.
Intanto, le celebrazioni per lo scudetto del 2000 hanno riunito i protagonisti di allora, tra cui Pavel Nedvěd, Alessandro Nesta e Giuseppe Signori, insieme a una rappresentanza della rosa attuale. Baroni, attuale allenatore, ha definito Eriksson "un precursore", mentre Fernando Negro ha riconosciuto che "senza di lui non avremmo vinto nulla". Un tributo al tecnico svedese, che seppe unire un gruppo di talenti spesso ribelli, trasformandoli in campioni.




