Decreto Bollette, il tetto al gas che taglia la luce: quando parte e quanto si risparmia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’intesa raggiunta tra Roma e Bruxelles sul decreto Bollette apre la strada a un meccanismo destinato a cambiare il modo in cui si forma il prezzo dell’elettricità in Italia. Al centro dell’accordo c’è un tetto al costo del gas utilizzato dalle centrali termoelettriche, fissato in una forbice compresa tra i 58 e i 60 euro per megawattora.

Non si tratta, però, di una misura che riguarda il metano usato per cucinare o per il riscaldamento domestico: il price cap interviene esclusivamente sulla materia prima destinata alla produzione di energia elettrica e, proprio per questo, le sue conseguenze si scaricano sulla bolletta della luce e non su quella del gas.

Il meccanismo e i tempi di attivazione

L’accordo politico annunciato il 16 ottobre dal governo italiano e dalla Commissione europea rappresenta il primo passo di un percorso ancora denso di passaggi tecnici. Il testo dovrà essere notificato a Bruxelles nell’ambito della normativa sugli aiuti di Stato, poi servirà un nuovo decreto per fissare il valore definitivo della soglia e, infine, l’Arera dovrà definire le disposizioni attuative. L’obiettivo dichiarato è quello di rendere operativo il meccanismo dal 1° gennaio 2027, per una durata massima di diciotto mesi.

Il modello di riferimento è l’eccezione iberica sperimentata da Spagna e Portogallo nel 2022, quando Madrid e Lisbona ottennero da Bruxelles l’autorizzazione a calmierare il costo del gas impiegato nella generazione elettrica.

Perché il tetto abbatte il prezzo della luce

Il funzionamento del mercato elettrico italiano spiega l’efficacia potenziale della misura. Il prezzo all’ingrosso viene determinato ogni ora dal costo di produzione della fonte più costosa chiamata a soddisfare la domanda e, nel mix energetico nazionale, questa fonte è quasi sempre il gas. Ne consegue che il costo del metano finisce per influenzare il prezzo dell’elettricità nel 70-75 per cento delle ore di consumo, trascinando verso l’alto anche l’energia prodotta da fonti rinnovabili che avrebbero costi marginali molto inferiori.

Compensando ai produttori la differenza tra il prezzo di mercato del gas e il tetto fissato, lo Stato impedisce che quel differenziale si trasferisca per intero sulle quotazioni dell’elettricità.

Quanto vale lo sconto in bolletta

Le stime sul risparmio effettivo per le famiglie vanno lette con attenzione, perché il calo del prezzo della materia prima non si traduce in una riduzione proporzionale della fattura. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha indicato un impatto di almeno il 10 per cento sul prezzo dell’energia elettrica, considerando l’effetto combinato del tetto e della riduzione dello spread.

La stima circolata tra gli operatori parla di circa 3 centesimi di euro per kilowattora di risparmio, dai quali va però sottratto circa un centesimo per i maggiori oneri di sistema necessari a finanziare il meccanismo. Il risultato netto si aggira dunque intorno ai 2 centesimi per kilowattora, una cifra che incide in modo diverso a seconda dei consumi e della tipologia di contratto.

Chi beneficia della misura e chi resta fuori

A trarre il vantaggio maggiore sono i clienti con contratti a prezzo variabile indicizzati al Pun, il prezzo unico nazionale, che riflette gli andamenti del mercato all’ingrosso e tende a trasferire rapidamente sui clienti finali le oscillazioni verso l’alto. Per chi ha scelto un’offerta a prezzo fisso, invece, la riduzione del costo all’ingrosso non produce effetti immediati durante la vigenza del contratto, ma può diventare rilevante al momento del rinnovo.

La misura non interviene sulle componenti fisse della bolletta, come le imposte, l’IVA, i costi di trasporto e gli oneri di sistema, che rappresentano una quota consistente della spesa finale e restano insensibili alle variazioni del prezzo dell’energia.

Il quadro dei prezzi e le scorte di gas

L’intesa arriva in una fase di forte tensione sui mercati energetici. Il prezzo del gas sulla piazza Ttf di Amsterdam ha toccato quota 89 euro per megawattora, un livello che non si vedeva dal dicembre del 2022, spinto dalle preoccupazioni per la crisi in Medio Oriente e dall’incidente che ha coinvolto una petroliera nello stretto di Hormuz. Le scorte italiane si attestano intorno all’89,67 per cento della capacità disponibile, un dato superiore alla media europea, ferma al 74,47 per cento, e decisamente più rassicurante rispetto alla Germania, che si trova al 61 per cento.

La copertura degli stoccaggi non basta però a compensare l’impennata delle quotazioni internazionali, che continua a riflettersi sui costi per famiglie e imprese.

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