Incontro Putin-Trump, lo zar cerca tempo mentre si parla di tregua aerea
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Redazione Esteri
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L’annunciato vertice tra Vladimir Putin e Donald Trump, previsto per il 15 agosto – forse negli Emirati Arabi o in Turchia – rischia di trasformarsi in un nuovo banco di prova per le strategie diplomatiche di Mosca e Washington. Il presidente russo ha già escluso la partecipazione di Volodymyr Zelensky, una mossa che ha spinto la Casa Bianca a replicare seccamente: se Kiev non sarà invitata, neanche Trump parteciperà. Intanto, fonti vicine al Cremlino lasciano trapelare l’ipotesi di una tregua aerea, un dettaglio che, se confermato, potrebbe cambiare gli equilibri sul campo.
La macchina della propaganda russa, del resto, non si ferma. Kirill Dmitriev, rappresentante speciale di Putin per la cooperazione economica, ha definito l’incontro «storico», anche se i contorni restano volutamente sfumati. C’è chi sospetta che Mosca stia giocando una partita a doppio binario: da un lato, prolungare i negoziati per indebolire le pressioni occidentali; dall’altro, consolidare le posizioni conquistate in Ucraina. Le sanzioni secondarie promesse da Trump, già rinviate più volte, rischiano di slittare ancora, e Nicholas Fenton, analista del Center for Strategic Studies, non nasconde il suo scetticismo: «Servono più pressioni su Putin, non un summit a tutti i costi».
La Casa Bianca, dal canto suo, ha fissato una scadenza precisa – l’8 agosto – per vedere «passi concreti» verso la pace, ma l’unico risultato tangibile, finora, è stata la conferma del faccia a faccia. Trump, che mercoledì scorso aveva anticipato l’evento dopo un colloquio tra i suoi inviati e il governo russo, sembra voler mantenere un canale aperto con il Cremlino, nonostante le resistenze di una parte dell’establishment americano. Resta da capire se questo dialogo porterà a una svolta o si limiterà a guadagnare tempo, mentre sul terreno continuano gli scontri.




