Venezuela, la diplomazia francese ottiene la liberazione di Castro mentre Trentini resta in carcere
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Redazione Esteri
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Mentre a Parigi si respira un'aria di sollievo, in Italia, specialmente in una casa del Veneto, l'attesa si fa più struggente. Helène Boursier, infatti, ha potuto dichiarare, con la voce rotta dall'emozione, di avere finalmente suo figlio tra le braccia; un'esperienza che Armanda Colusso sogna di replicare presto, magari proprio sul Lido di Venezia, per abbracciare il proprio Alberto. La differenza, che separa le due madri e le due storie, è tutta racchiusa in una data e in una differente efficacia delle rispettive diplomazie: Camilo Castro, il cittadino francese, è stato liberato domenica, mentre l'italiano Alberto Trentini, suo compagno di cella, rimane dietro le sbarre in Venezuela da un anno e tre giorni, in un limbo giudiziario che appare, al confronto, ancor più amaro.
L'annuncio di Macron e il lavoro diplomatico
A sancire pubblicamente la chiusura positiva della vicenda francese è stato lo stesso presidente Emmanuel Macron, il quale, attraverso un post sul social network X, ha comunicato con toni laconici ma soddisfatti: «Camilo Castro è libero». Il capo dell'Eliseo, che non ha definito ex presidente, ha proseguito condividendo il sollievo della famiglia e, cosa non secondaria, ringraziando coloro i quali hanno lavorato per quel lieto fine, frutto – come è stato specificato – di un'azione diplomatica descritta come «silenziosa, ma determinata». Un approccio, questo, che ha permesso di risolvere in cinque mesi una situazione di grande precarietà per il quarantunenne, insegnante di yoga, il quale era scomparso lo scorso 26 giugno in una zona di confine tra Venezuela e Colombia, dove risiedeva, per finire poi nelle mani delle autorità locali.
La detenzione senza accuse formali
La detenzione di Castro, la cui circostanza era stata ricostruita dai familiari con l'appoggio di organizzazioni non governative come Amnesty International, non era mai stata formalizzata da capi d'accusa specifici, lasciando l'uomo in una condizione di sostanziale vuoto legale. Una prassi, purtroppo, non infrequente in certi contesti, che rende ancor più complessa e delicata ogni trattativa. La sua liberazione, comunque, non segna la fine del suo impegno; una delle sue prime preoccupazioni, infatti, sembra essere quella di non dimenticare coloro che ha lasciato nel carcere, tra i quali, appunto, figura il connazionale di sventura Alberto Trentini, di cui si adopera per sollecitare la scarcerazione.
Il caso parallelo di Alberto Trentini
La situazione del cittadino italiano, al contrario, permane in uno stallo che le autorità di Roma non sono ancora riuscite a sciogliere, nonostante il trascorrere di un intero anno. Un periodo di tempo durante il quale la sua famiglia, come testimoniato dalla cartolina che gli viene inviata quotidianamente in una toccante iniziativa chiamata "Alberto a ore", non ha mai smesso di tenere alta l'attenzione sulla sua sorte. La distanza tra le due strategie diplomatiche, quella francese che ha portato a un risultato concreto e quella italiana il cui esito è ancora in divenire, delinea un quadro di azioni internazionali divergenti, se non addirittura in netto contrasto, nell'affrontare un regime come quello di Caracas, dove la giustizia segue spesso logiche opache e difficilmente penetrabili dall'esterno.




