Meloni, lavoro positivo: disoccupazione scende al 5,6%, il minimo dal 2004

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il quadro delineato dall'Istat, che pure contiene luci ed ombre, segna un traguardo innegabile per l'economia italiana, visto che il tasso di disoccupazione generale, sceso al 5,6% a dicembre, tocca il punto più basso da quando, ormai più di vent'anni fa, è iniziata la serie storica. Un risultato, questo, che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha immediatamente fatto proprio, sottolineando come si tratti di "ancora notizie positive sul fronte lavoro" e indicando nella continuità di marcia l'unica strada percorribile per confermare una tendenza che, a suo giudizio, garantisce "più stabilità, più opportunità". I dati provvisori dell'istituto di statistica, del resto, confermano un andamento annuale positivo sul numero complessivo degli occupati, i quali registrano un incremento di 62mila unità sull'anno, sebbene l'ultimo mese del 2025 abbia visto una lieve flessione di 20mila posizioni lavorative.

I dettagli del rapporto e le ombre sul mercato

A smorzare un possibile entusiasmo, che pure deriva da un primato storico, concorrono però alcuni elementi specifici del rapporto, i quali dipingono un panorama più articolato e per certi versi meno uniforme. Se da un lato, infatti, il dato generale sulla disoccupazione continua il suo costante declino, dopo l'ulteriore passo avanti compiuto a novembre quando si era fermato al 5,7%, dall'altro la situazione dei giovani under 25 mostra un'inversione di tendenza preoccupante, con il tasso di disoccupazione giovanile che a dicembre è risalito fino al 20,5%. Parallelamente, gli statistici rilevano una crescita del tasso di inattività, giunto al 33,7%, un indicatore che misura quanti, pur essendo in età da lavoro, non sono occupati e non cercano un'occupazione, segnalando spesso un senso di sfiducia nel mercato; una dinamica che, per una volta, sembra arrestarsi soltanto nella fascia d'età più giovane, quella tra i 15 e i 24 anni.

Il contesto macroeconomico di inizio anno

I numeri sul lavoro si inseriscono, non a caso, in un contesto macroeconomico che gli osservatori hanno definito particolarmente favorevole per l'avvio del nuovo anno, costituendo una sorta di "triplete" positivo insieme ad altri due indicatori fondamentali. L'Istat, infatti, stima una crescita tendenziale del Pil italiano pari allo 0,8%, un segnale di vitalità dell'intera struttura produttiva nazionale, mentre le rilevazioni condotte da Confindustria sui prezzi alla produzione, sebbene non ancora definitive, lasciano intravedere una dinamica contenuta che allevia le pressioni inflattive. È in questo quadro complessivo, pertanto, che il governo legge il record della disoccupazione, interpretandolo non come un episodio isolato ma come il frutto di un percorso i cui effetti iniziano a manifestarsi in maniera più diffusa, coinvolgendo fasce sempre più ampie della popolazione attiva.

Le prospettive e la lettura politica

La strada indicata dall'esecutivo, come ha ribadito la stessa Meloni commentando i dati, è dunque quella di proseguire senza tentennamenti nelle politiche intraprese, puntando a consolidare un trend che, sebbene mostri criticità in segmenti specifici come quello giovanile, viene presentato come globalmente positivo e incoraggiante. L'obiettivo dichiarato resta quello di facilitare un rientro stabile nel mercato del lavoro per un numero crescente di persone, contrastando al contempo i fenomeni di inattività che, come dimostrano le statistiche, rimangono elevati in molte fasce d'età. Il raggiungimento di un minimo storico, evento che di per sé possiede un forte valore simbolico, viene pertanto utilizzato come base per legittimare l'azione di governo, proiettandola verso una fase di ulteriore implementazione, nella convinzione che solo la persistenza di simili risultati possa tradursi in benefici tangibili e duraturi per l'intera economia nazionale.

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