L'ottantesimo della Repubblica, Mattarella e Crosetto sulla Lancia Flaminia tra le vie di Roma
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Redazione Interno
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Il sole che picchiava sui Fori Imperiali non ha fermato ieri la macchina organizzativa dello Stato, anzi, ha fatto da cornice a un rituale che si rinnova da ottant’anni e che vede al centro la figura del Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Accanto a lui, nel viaggio a bordo della storica Lancia Flaminia – un’auto che è diventata essa stessa un simbolo, quasi un relitto glorioso della manifattura nazionale – c’era il ministro della Difesa, Guido Crosetto, affiancato a sua volta dal capo di Stato maggiore della Difesa, Luciano Portolano.
La scorta, affidata ai corazzieri a cavallo, ha restituito alla cerimonia un'aria solenne che solo la tradizione militare italiana riesce a evocare, mentre la folla – accorsa numerosa nonostante il caldo – si stringeva lungo le transenne per assistere al passaggio del corteo diretto verso il palco d'onore.
Il rito dell'Altare della Patria e il messaggio della "casa comune"
Prima di salire sull’auto, però, Mattarella ha osservato il protocollo più rigido, quello che prevede la sosta all'Altare della Patria per l’omaggio al Milite Ignoto. Accolto dallo stesso Crosetto, il Presidente ha passato in rassegna i reparti schierati prima di deporre una corona d’alloro sulla tomba del soldato senza nome; un gesto che, in questi frangenti, assume sempre il peso di una preghiera laica per i caduti delle guerre passate e presenti.
Al termine della breve cerimonia, in un messaggio ufficiale indirizzato al generale Portolano, Mattarella ha voluto ricordare come quel 2 giugno 1946 "segnò il compimento, da parte degli italiani, di un atto di libertà senza precedenti". Nel testo, il Presidente ha definito la Costituzione una "casa comune", un'immagine che evoca la protezione ma anche le regole che legano i cittadini a uno Stato nato dalle macerie del conflitto mondiale e della dittatura.
Le parole di Crosetto e il passaggio acrobatico delle Frecce Tricolori
Proprio in quella scia di memoria si inserisce la riflessione del ministro della Difesa, il quale – sulla scia delle celebrazioni – ha sottolineato come l’Italia di allora, pur uscita "da una guerra mondiale devastante", abbia trovato la forza di scegliere la libertà. Crosetto, cogliendo l’occasione per guardare al presente, ha evidenziato come oggi i confini da difendere non siano solo geografici, ma si estendano al cyberspazio e alle infrastrutture critiche, una dichiarazione che riecheggia le attuali preoccupazioni geopolitiche anche in chiave europea.
Mentre il Presidente saliva sulla Lancia Flaminia per percorrere l’ultimo tratto verso la tribuna, il cielo sopra l’Altare della Patria è stato attraversato dalla scia tricolore delle Frecce Tricolori. La pattuglia acrobatica nazionale, con la sua consueta precisione, ha strappato un lungo applauso dalla folla in attesa su via del Corso, un rito collettivo che ogni 2 giugno ripete se stesso, ma che non smette mai di emozionare chi guarda verso l’alto.
La parata, la folla e il significato di una ricorrenza centenaria (per metà)
Ad aspettare Mattarella sul palco, tra gli altri, c’era la premier Giorgia Meloni e i presidenti delle Camere, a testimoniare l’unità delle istituzioni in una data che le trascende. L’arrivo della Flaminia, scortata dalle note della banda dell’Arma dei Carabinieri, ha dato il via alla sfilata vera e propria: una vetrina di mezzi e forze dell’ordine che ha visto sfilare anche i sindaci italiani, un momento meno marziale ma ugualmente rappresentativo del patto tra centro e periferia.
Se da un lato la parata celebra la forza delle armi al servizio della democrazia, dall’altro racconta – attraverso la semplice presenza di cittadini e turisti (come dimostrano gli scatti delle agenzie) – l’adesione spontanea a un'idea di Nazione che, ottant’anni dopo, cerca ancora il suo equilibrio tra memoria del dolore e proiezione futura.




