Ritrovato senza vita il 26enne scomparso ad Adria, il Corpo sul fondo dell'Adigetto
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Redazione Interno
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Un giovane di 26 anni, uscito di casa per dedicarsi alla pesca nella frazione Passetto ad Adria, è stato trovato morto nel fiume Adigetto dopo intense ricerche. Il corpo, come hanno accertato i vigili del fuoco di Rovigo nel pomeriggio, giaceva sul fondo del canale, spostato dalla corrente di circa cento metri rispetto al punto dove il ragazzo aveva lasciato la propria automobile, parcheggiata vicino alla chiesa locale. Le sue attrezzature da pesca, ritrovate già nelle ore notturne sotto un ponte della zona dai carabinieri, avevano costituito il primo, inquietante indizio di una disgrazia che il fiume ha poi restituito.
Le ricerche notturne e il ritrovamento
Le operazioni di ricerca, partite intorno alle due di notte dopo la segnalazione della scomparsa, si sono concentrate da subito lungo le sponde dell'Adigetto, un corso d'acqua che segna anche il confine con la provincia di Venezia, verso Cavarzere. È stato proprio il ritrovamento dell'equipaggiamento da pesca, avvenuto pochi minuti dopo l'avvio delle ricerche, a orientare gli sforzi dei soccorritori verso il corso d'acqua, suggerendo purtroppo l'ipotesi più drammatica. I vigili del fuoco, coordinati dalle forze dell'ordine, hanno quindi setacciato metodicamente il tratto di fiume, impiegando mezzi nautici e tecnologie specifiche.
Il ruolo decisivo delle tecnologie e dei sommozzatori
La localizzazione del, avvenuta verso le sedici, è stata possibile grazie all'impiego di un ecoscandaglio montato su un'imbarcazione, strumento che ha permesso di individuare la salma sul fondo del canale. A quel punto, l'intervento è passato nelle mani dei sommozzatori del nucleo regionale dei vigili del fuoco del Veneto, specialisti chiamati a operare in condizioni di visibilità spesso ridotta e con le correnti tipiche dei canali della bassa padana. Il loro compito, delicato e tecnicamente complesso, ha portato al recupero, concludendo una ricerca che per molte ore aveva tenuto col fiato sospeso chi conosceva il giovane.
Il contesto di una tragedia silenziosa
La dinamica dell'incidente, che le autorità competenti stanno ovviamente ricostruendo nei dettagli, rimanda a quelle tragedie silenziose che colpiscono, con una certa frequenza, gli appassionati di pesca fluviale, attività apparentemente tranquilla ma che nasconde insidie legate alla conformazione delle sponde, alla profondità dei fondali e all'imprevedibilità delle correnti. Molti di loro, come sembra fosse il caso del 26enne, sono soliti praticare questo hobby in solitudine, lungo greti spesso isolati e scarsamente illuminati, fattori che, in caso di malore o di un passo falso, possono trasformare un momento di svago in una trappola mortale senza testimoni e senza possibilità di un immediato soccorso.
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