Milano, una città su dodici: il più alto tasso di milionari al mondo secondo il rapporto Henley

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre l’economia globale, con il presidente degli Stati Uniti Trump alla Casa Bianca, naviga in acque segnate da tensioni geopolitiche e incertezze finanziarie, Milano consolida il suo ruolo di rifugio preferenziale per la grande ricchezza privata. A disegnare questa fotografia, nitida e impietosa, è l’ultimo World’s Wealthiest Cities Report dell’agenzia Henley & Partners, che assegna al capoluogo lombardo un primato mondiale per concentrazione. L’indagine, ripresa dal Sole 24 Ore, rivela infatti come la metropoli italiana abbia il più elevato tasso di milionari in rapporto alla popolazione: uno ogni dodici residenti, neonati compresi, un dato che supera nettamente quelli di megalopoli come New York o Londra. Si tratta, nello specifico, di individui con un patrimonio finanziario liquido, dunque esclusi gli immobili di residenza, superiore al milione di dollari.

Le cifre di una capitale della ricchezza

Se la classifica assoluta, che conta circa 115mila milionari e una ventina di miliardari, colloca Milano all’undicesimo posto globale e al terzo in Europa, è proprio la densità a risultare straordinaria. Una permeazione del tessuto sociale ed economico che trova pochi eguali altrove e che si alimenta, secondo gli analisti, di flussi costanti. Basti pensare che, solo nello scorso anno, si sarebbero registrati in media dieci trasferimenti di residenza al giorno verso la città, attratti da un ventaglio di condizioni fiscali percepite come vantaggiose. La flat tax per i nuovi residenti, che consente di optare per un’aliquota forfettaria sui redditi prodotti all’estero, costituisce uno dei cardini di questa attrattività, assieme a un regime successorio che, con un’imposta del quattro per cento per i trasferimenti ai familiari diretti, si discosta in modo significativo dalla media europea, che si aggira intorno al quindici.

Oltre i milionari: il club ristretto dei centimilionari

La geografia della ricchezza milanese, del resto, non si esaurisce con la soglia del milione. La città figura con autorevolezza anche nella graduatoria dei centimilionari, ossia coloro che dispongono di mezzi finanziari per almeno cento milioni di dollari, piazzandosi al diciannovesimo posto nel mondo. Una presenza, questa, che contribuisce a disegnare un panorama economico polarizzato, dove accanto a dinamiche di forte tensione sul costo della vita e sull’accesso all’abitazione prosperano settori finanziari, della consulenza legata alla gestione del patrimonio e del lusso. È in questo contesto che Milano guadagna l’appellativo, non solo metaforico, di “capitale dell’oro” del continente, un hub dove la liquidità si concentra e circola con particolare intensità.

Una crescita che segna il futuro della metropoli

Le proiezioni degli studi citati, inoltre, indicano per Milano una delle previsioni di crescita più robuste a livello internazionale per quanto riguarda l’afflusso di nuovi soggetti ad alto patrimonio netto. Questo trend, se da un lato alimenta il mercato degli immobili di pregio e di alcuni servizi esclusivi, dall’altro solleva interrogativi strutturali sulla vivibilità e sulla coesione sociale di una metropoli che si trasforma a ritmi sostenuti. La città, insomma, si conferma non solo come un terminale di eccellenze produttive e culturali, ma anche come uno dei nodi cruciali della finanza personale globale, un luogo in cui le scelte di fiscalità internazionale e di pianificazione patrimoniale disegnano, giorno dopo giorno, una demografia economica sempre più distintiva e in movimento.

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