Sciopero del 3 ottobre, la Cgil sfida la Commissione di garanzia
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Redazione Interno
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Mentre si avvicina la data del tre ottobre, lo sciopero generale proclamato dalla Cgil e da Usb per la giornata di domani si conferma al centro di un acceso dibattito, che travalica i confini della vertenza sindacale per assumere connotati marcatamente politici. La partecipazione del personale dei settori della scuola, dell’università, della ricerca e dell’Afam, così come di quello impiegato nelle scuole non statali e nella formazione professionale, all’astensione dal lavoro è stata definita “pienamente legittima” dalle organizzazioni che l’hanno indetta. Una legittimità che viene rivendicata, nonostante il parere contrario espresso dalla Commissione di garanzia, in virtù del fatto che nella medesima giornata era già stato indetto da altro sindacato un previsto sciopero generale, il quale, di fatto, renderebbe irrilevanti le eventuali conseguenze per gli aderenti.
Landini: "Lo sciopero è pienamente legittimo"
A rafforzare questa posizione è intervenuto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, il quale, nel corso di un passaggio televisivo, ha ribadito la volontà di procedere con l’agitazione. “Il nostro sciopero è pienamente legittimo”, ha affermato Landini, spiegando come la scelta di agire senza il periodo di preavviso normalmente richiesto troverebbe il suo fondamento nella legge 146 del 1990. Quest’ultima, secondo l’interpretazione del sindacato, prevede la possibilità di derogare all’obbligo di preavviso qualora si verifichino “violazioni costituzionali” o venga messa in discussione “la salute e sicurezza dei lavoratori”.
Il parere contrario della Commissione
La Commissione di garanzia, dal canto suo, ha valutato l’astensione come illegittima proprio per la violazione di quell’obbligo legale, un giudizio che però non sembra scuotere la determinazione dei promotori. La querelle istituzionale, che vedrà la Cgil impugnare la delibera del Garante, si inserisce in un contesto internazionale preciso, segnato dal blocco della Flotilla in acque internazionali da parte della marina israeliana, evento che ha agito da detonatore della protesta.
Le critiche del governo Meloni
La reazione del governo, del quale è nota la posizione di sostegno allo stato israeliano, non si è fatta attendere, trasformando la vicenda in un caso politico di rilievo. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo da un vertice europeo, ha rivolto critiche nette verso le opposizioni e il sindacato, esprimendo la propria delusione per una scelta che, a suo dire, avrebbe meritato un atteggiamento differente su una questione di tale importanza. Le sue parole, sebbene lasciate in sospeso, hanno ulteriormente polarizzato il confronto, accentuando le distanze tra l’esecutivo e le organizzazioni sindacali.
Una mobilitazione ormai irrevocabile
In questo quadro, l’intervento della Commissione di garanzia, che pure ha il compito di vigilare sul rispetto delle norme che regolano il diritto di sciopero, rischia di rimanere un atto formale, poiché le sue determinazioni produrrebbero effetti significativi soltanto nei confronti della specifica organizzazione sindacale che ha promosso l’agitazione, senza incidere sulla mobilitazione generale del personale. La decisione di scendere in piazza appare ormai irrevocabile, con Landini che ha chiuso ogni possibilità di ripensamento con un secco “andremo in piazza”, segnando così il destino di una giornata che si preannuncia di forte tensione, sia sul piano sociale che su quello politico-istituzionale.




