Vertice Trump-Putin a Budapest cancellato dopo le richieste russe sull'Ucraina

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'amministrazione statunitense ha annullato il vertice che avrebbe dovuto riunire il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il suo omologo russo, Vladimir Putin, a Budapest. La decisione, che giunge dopo un periodo di preparativi diplomatici, segna una brusca battuta d'arresto nel dialogo tra le due potenze, le cui posizioni sulla guerra in Ucraina appaiono, alla luce di questo episodio, più distanti che mai. A riportare per primo la notizia è stato il Financial Times, che ha fatto riferimento a fonti vicine all'esecutivo americano, le quali hanno descritto l'atmosfera come tesa e carica di aspettative disattese.

Il memorandum che ha fatto saltare tutto

La cancellazione dell'incontro, che i due leader avevano concordato telefonicamente all'inizio di ottobre, è scattata in seguito alla consegna, da parte di Mosca, di un memorandum ufficiale. Questo documento, stando a quanto si apprende, non solo ribadiva le condizioni già note per un cessate il fuoco, ma le cristallizzava in una forma che Washington ha giudicato intransigente e lontana da qualsiasi possibilità di mediazione. La trattativa, che pure sembrava aver trovato un potenziale canale di discussione nella scelta di Budapest come sede neutrale, si è quindi arenata sull'irriducibilità delle pretese avanzate dal Cremlino, le quali andavano ben oltre la semplice richiesta di congelare il conflitto lungo le linee attuali.

Le condizioni inaccettabili di Mosca

All'interno del testo inviato ai diplomatici americani, le autorità russe avrebbero infatti incluso, tra i punti fondamentali, la cessione definitiva a Mosca di ulteriori porzioni di territorio ucraino, ben oltre quelli già controllati dalle sue forze. A questo, si aggiungevano altre richieste di carattere strategico, come una sostanziale riduzione delle capacità militari di Kiev e, soprattutto, la richiesta di garanzie formali e giuridicamente vincolanti che escludessero in modo permanente l'ingresso dell'Ucraina nella Nato. Si tratta di condizioni che, se da un lato riflettono le ambizioni di sicurezza nazionale della Russia, dall'altro sono state interpretate dagli Stati Uniti come una pretesa di ridisegnare con la forza la mappa geopolitica europea.

La telefonata tra i diplomatici

La rottura delle trattative è stata sancita durante una tesa conversazione telefonica tra i massimi rappresentanti diplomatici delle due nazioni, i quali, dopo aver esaminato il contenuto del memorandum, non hanno trovato lo spazio necessario per proseguire i negoziati. La parte americana, che proponeva un congelamento dei confini così come si presentano sul campo, si è trovata di fronte a una controparte determinata a spostare ulteriormente l'equilibrio a proprio favore, rendendo di fatto vano qualsiasi tentativo di compromesso. La scelta di annullare il vertice, quindi, è apparsa come l'unica opzione percorribile per non legittimare, attraverso un incontro al vertice, rivendicazioni considerate inaccettabili.

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