Fontana di Trevi, si pensa a un ticket da due euro per i turisti
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Una fontana che frutta acqua e, forse in futuro, anche risorse. Il capolavoro barocco di Nicola Salvi, vero e proprio simbolo planetario della Capitale, potrebbe essere oggetto di una misura inedita, pur se ancora soltanto ipotetica. L’Amministrazione capitolina sta infatti valutando l’introduzione di un contributo di accesso, quantificato in due euro, rivolto ai visitatori non residenti. Una cifra apparentemente simbolica, il cui gettito complessivo, però, stimato in circa venti milioni di euro all’anno, aprirebbe prospettive concrete per la tutela e la valorizzazione di un bene sottoposto a una pressione turistica incessante.
Una "ipotesi di lavoro" sul tavolo del Campidoglio
Le voci circolate nelle ultime ore, le quali indicavano persino una data precisa – il 7 gennaio 2026 – per il debutto del pagamento, sono state immediatamente ridimensionate dalle fonti del Campidoglio. Queste, intervenute per chiarire la posizione dell’ente, hanno ribadito che “si tratta solo di una ipotesi di lavoro su cui l’Amministrazione Capitolina, come è noto, sta ragionando da tempo”. Una precisazione netta che, però, lascia intatta la sostanza della riflessione in corso: la necessità di trovare nuovi strumenti, e nuove forme di finanziamento, per proteggere un monumento tanto fragile quanto celebre, considerando anche che l’overtourism impone scelte non sempre popolari.
La ricerca di un equilibrio tra fruizione e conservazione
La discussione, che periodicamente torna alla ribalta, tocca un nervo scoperto della gestione del patrimonio artistico nelle grandi città d’arte. Da una parte, c’è il principio della libera e gratuita fruizione di un bene che, peraltro, si trova in uno spazio pubblico; dall’altra, emergono con urgenza le esigenze di una manutenzione straordinaria, di una sorveglianza costante e di interventi di restauro che, senza flussi economici dedicati, diventano di difficile programmazione. Il caso della Fontana di Trevi, del resto, è emblematico: la sua grandezza e la sua fama attirano folle continue, le quali, se da un lato ne celebrano il mito, dall’altro ne accelerano il degrado e ne complicano la gestione ordinaria.
La strada, se mai si intraprenderà, è ancora lunga
Al di là delle indiscrezioni e delle speculazioni giornalistiche, l’iter per una decisione formale appare ancora tutto da definire. L’ipotesi del ticket, infatti, richiederebbe un complesso lavoro di valutazione legale e tecnica, oltre che un dibattito politico e amministrativo approfondito. Si dovrebbero stabilire con precisione i perimetri di applicazione, le eventuali esenzioni, i meccanismi di riscossione e, non ultimo, la destinazione vincolata degli eventuali proventi. Questioni non secondarie, che trasformano una semplice “ipotesi di lavoro” in un percorso accidentato, la cui conclusione è per ora rimandata a una data indefinita.




