Marquez e Martin, due punti di fuoco: Phillip Island apre l'ultimo assalto al titolo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il campionato del mondo di MotoGP 2026 entra nella sua fase più rovente e lo fa da Phillip Island, teatro del Gran Premio d'Australia, diciottesimo appuntamento di una stagione che ha già consegnato una certezza: il duello per l'iride è una questione a due, con Marco Bezzecchi terzo incomodo ma ormai staccato di 46 lunghezze dal compagno di squadra in Aprilia.

Jorge Martin guida la classifica generale con 333 punti, Marc Marquez lo insegue a quota 331, e la differenza di appena due lunghezze racconta meglio di qualsiasi analisi la tensione che accompagna ogni sessione, ogni giro lanciato, ogni staccata.

La rimonta di Marquez e il primato di Martin

Il campione del mondo in carica è arrivato in Australia con un ruolino di marcia che definire impressionante è riduttivo: sei vittorie stagionali, tre pole position e un recupero di ben 102 punti su un Martin che a un certo punto della stagione sembrava destinato a fuggire. Lo spagnolo della Ducati, reduce dall'infortunio alla spalla che ne ha condizionato la parte centrale dell'annata, ha ricucito lo strappo gara dopo gara, sfruttando anche un weekend perfetto a Motegi dove ha fatto incetta di punti sia nella Sprint che nella gara lunga.

Martin, dal canto suo, ha costruito il primato sulla regolarità: nove podi complessivi e una sola vittoria, quella colta al Gran Premio di Francia, contro le sei del rivale. Un dato che la dice lunga su come il pilota Aprilia abbia saputo capitalizzare ogni occasione favorevole, limitando i danni nelle giornate storte.

Bezzecchi e il conto salato delle Sprint

Se il distacco dalla vetta è ormai consistente, il riminese può però recriminare su una stagione altrimenti diversa: senza le cinque cadute rimediate nelle gare brevi del sabato, Bezzecchi sarebbe a un solo punto da Martin nella classifica virtuale delle sole gare domenicali. Gli errori nelle Sprint, spesso commessi mentre era in lotta per il podio o per la vittoria, gli sono costati complessivamente decine di punti, un fardello che ora rende la rincorsa quasi impossibile.

La sua stagione resta comunque la migliore di sempre in classe regina, impreziosita da cinque successi domenicali, l'ultimo dei quali proprio a Mandalika, dove ha interrotto un digiuno che durava dal Mugello.

Il calendario e l'incognita Qatar

La volata finale si snoderà attraverso cinque appuntamenti, ma il conto potrebbe fermarsi a quattro: il Gran Premio del Qatar, in programma a Lusail dal 6 all'8 novembre, pende infatti sull'instabilità bellica che attanaglia il Golfo Persico e che ha già consigliato di rinviare la gara da aprile a novembre. L'eventuale cancellazione comporterebbe la rinuncia a qualsiasi pista sostitutiva, con il calendario che scenderebbe da ventidue a ventuno weekend di gara.

Prima di allora, il circus affronterà Phillip Island, Sepang, Portimao e Valencia, un trittico conclusivo che metterà a dura prova la tenuta fisica e mentale dei protagonisti. La pista australiana, con le sue curve veloci e il suo asfalto imprevedibile, rappresenta da sempre un banco di prova severo, e non è un caso che il tracciato saluterà la MotoGP dopo questa edizione, con il trasferimento previsto ad Adelaide a partire dal 2027.

Le parole di Marquez e il peso della posta in palio

Alla vigilia del weekend australiano, Marquez ha voluto omaggiare il rivale con una dichiarazione che sa di rispetto reciproco: «Martin è un vero talento», ha detto il catalano, sottolineando come il duello con lo spagnolo dell'Aprilia stia regalando spettacolo puro. Il campione in carica ha anche parlato della sua devozione alla MotoGP, definendola «più di un rischio, è passione, è adrenalina», un'affermazione che lascia intendere quanto il pilota Ducati stia vivendo questa rincorsa come una questione personale, al di là dei numeri.

La posta in palio è enorme: per Marquez significherebbe completare la rimonta più clamorosa nella storia della classe regina, superando il record stabilito nel 2022; per Martin, difendere un primato costruito con pazienza e costanza, respingendo l'assalto finale di un avversario che non ha alcuna intenzione di arrendersi.

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