Sprint in Brasile, Bezzecchi resta ai piedi del podio mentre Bastianini chiude diciassettesimo
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Redazione Sport
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Il ritorno della MotoGP in Brasile, atteso per oltre due decenni sull’autodromo Ayrton Senna di Goiania, ha vissuto un sabato segnato da una preoccupante anomalia strutturale, quella di un cedimento dell’asfalto emerso al termine delle qualifiche. La scoperta di una buca, apertasi a causa delle intense precipitazioni che avevano interessato la regione nei giorni precedenti e dello slittamento del terreno sottostante, ha imposto una revisione straordinaria del programma e posticipato la partenza della gara sprint di oltre un’ora. Gli interventi per il ripristino del manto, concentrati sul rettilineo dei box, hanno messo a dura prova l’organizzazione, ma alla fine hanno consentito lo svolgimento della mini-gara, confermando la resilienza del circus nonostante le criticità legate alla certificazione del tracciato.
A beneficiare di questo scenario frammentato è stato Fabio Di Giannantonio, autore di una prestazione solida scattato dalla pole position e capace di gestire la pressione per gran parte dei quindici giri. Al suo fianco in prima fila, Marco Bezzecchi, dopo un venerdì complicato, aveva ritrovato il feeling con l’Aprilia, ma nella corsa ha dovuto cedere terreno nelle fasi finali, concludendo quarto e rimanendo così ai piedi del podio. Alle sue spalle, Francesco Bagnaia, partito dall’ottavo posto dopo una qualifica difficile, ha gestito una rimonta misurata fino alla ottava piazza, limitando i danni in una giornata interlocutoria. Enea Bastianini, invece, ha vissuto un pomeriggio opaco, transitando sotto la bandiera a scacchi in diciassettesima posizione, distante dalla zona punti.
La vittoria, la sedicesima nella storia delle gare sprint, è andata a Marc Marquez, il quale ha ribaltato un copione che sembrava già scritto. Lo spagnolo, dopo aver confessato ai media spagnoli un certo nervosismo iniziale legato alle condizioni del circuito – dove ha ammesso di essersi persino arrabbiato per le difficoltà – ha approfittato di un paio di imprecisioni del rivale Di Giannantonio nelle curve finali. A confermare la teoria secondo cui sulle piste nuove, a parità di condizioni, sia spesso lui a imporsi, Marquez ha espresso comunque la necessità di fare ancora i conti con la condizione fisica: il pilota della Ducati ha rivelato di eseguire ancora dei movimenti in sella che fatica a comprendere appieno, pur avvertendo un miglioramento nella spalla destra rispetto alla precedente tappa in Thailandia.
Il podio è stato completato da Jorge Martin, capace di portare l’Aprilia sul terzo gradino e di precedere il proprio compagno di squadra Bezzecchi, autore di una partenza brillante dalla seconda casella. La casa di Noale ha comunque piazzato tre moto nei primi cinque posti con Ai Ogura quinto, a testimonianza di un potenziale ancora elevato, sebbene la Ducati appaia aver ritrovato un vantaggio in termini di prestazione pura. Marquez, dopo il trionfo, ha guardato con pragmatismo alla gara lunga, sottolineando come l’obiettivo principale resti la prova di domenica e che, per quanto la vittoria nella sprint rappresenti un segnale importante, la strada per tornare a guidare come vorrebbe è ancora in salita.
Marquez, la crescita e il duello con Diggia
Le dichiarazioni rilasciate dai protagonisti al termine della corsa hanno delineato i contorni di un duello destinato a riproporsi. Marc Marquez ha spiegato di essere partito alla ricerca del podio senza la certezza di poter vincere, consapevole che Di Giannantonio, già nelle prove, disponesse di un margine di velocità superiore. Tuttavia, il passo dopo passo e la capacità di entrare in scia senza arrendersi hanno fatto la differenza: quando il pilota della VR46 ha perso aderenza in curva, Marquez non ha esitato a infilarsi, sfruttando un errore che ha definito decisivo. Lo stesso Di Giannantonio, analizzando il suo pomeriggio, ha ammesso di aver commesso due errori nello stesso punto, rovinando quella che poteva essere un’opportunità di vittoria, pur esprimendo soddisfazione per il secondo posto che lo mantiene vicino allo spagnolo in vista della gara lunga.
Un sabato travagliato tra buca e ripartenze
La giornata di Goiania resterà però impressa anche per l’emergenza che ha rischiato di compromettere l’intero evento. Il cedimento del manto, definito ufficialmente come una depressione dovuta al movimento del terreno, ha richiesto lavori di riparazione che hanno stravolto gli orari, con le qualifiche delle classi minori accorpate o posticipate alla domenica. Per i piloti, l’attenzione si è concentrata sulla pericolosità della situazione: se la buca fosse stata sulla traiettoria ideale, la corsa non si sarebbe potuta disputare. Le squadre, dal canto loro, hanno dovuto gestire l’incertezza, mentre gli organizzatori hanno lavorato contro il tempo per riempire e stabilizzare il punto critico dell’asfalto. Nonostante il clima di tensione, la decisione di procedere ha restituito uno spettacolo di alto profilo agonistico.
Bezzecchi e gli altri: luci e ombre nelle retrovie
Se Bezzecchi ha mostrato sprazzi di velocità senza però riuscire a concretizzare il podio, per altri italiani la sprint è stata un’occasione mancata. Bagnaia, partito più indietro, ha faticato a trovare il ritmo dei leader, mentre Bastianini ha chiuso una gara anonima in diciassettesima posizione, lontano dai riflettori. L’analisi dei tempi evidenzia come il gruppo di testa, con Marquez e Di Giannantonio, abbia viaggiato su un ritmo inavvicinabile per gli inseguitori, lasciando a Martin e Bezzecchi la possibilità di giocarsi il terzo posto ma senza mai impensierire i primi due. La pista, resa insidiosa dal grip variabile nelle diverse curve, ha contribuito a selezionare chi riusciva a mantenere la traiettoria ideale e chi invece, come nel caso del pilota romano, pagava a caro prezzo le piccole sbavature.




