Iran e Stati Uniti, Teheran minaccia ritorsioni ma apre al dialogo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'Iran ha avvertito gli Stati Uniti che un nuovo attacco militare provocherebbe una risposta di vasta portata, mentre il governo di Teheran continua a dichiararsi disponibile al dialogo diplomatico. Il nuovo ministro della Difesa, Mehrdad Akhlaghi Ketabchi, ha lanciato il monito dopo aver ricevuto la fiducia del Parlamento, in un momento segnato dalle minacce del presidente americano Donald Trump e dalle tensioni legate al programma nucleare iraniano. Sul fronte diplomatico, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha accusato Washington di alimentare l'instabilità in Medio Oriente, sostenendo che le azioni militari statunitensi abbiano aggravato la situazione nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz.

La risposta militare promessa dal nuovo ministro della Difesa

Nel suo primo intervento dopo la nomina, Ketabchi ha dichiarato che un nuovo errore di valutazione da parte americana incontrerebbe una reazione iraniana «sorprendente e di vasta portata». Il messaggio è rivolto a Washington in una fase in cui si discute della possibilità di ulteriori operazioni contro obiettivi nucleari ed energetici del Paese. Il ministro ha avvertito che le forze iraniane sono pronte a reagire a un'eventuale escalation, presentando la capacità di risposta militare come uno strumento di deterrenza. La sua nomina è stata approvata dall'assemblea parlamentare il 18 ottobre, dopo un periodo di gestione ad interim del dicastero seguito alla morte del precedente titolare, Aziz Nasirzadeh, in un attacco statunitense e israeliano nel febbraio precedente.

La formazione professionale del nuovo responsabile della Difesa è legata soprattutto all'industria militare iraniana, con esperienze nei settori aerospaziale e missilistico. Prima di entrare nel governo, ha diretto organizzazioni impegnate nello sviluppo e nella produzione di armamenti, tra cui la Defense Industries Organization e l'Aerospace Industries Organization. Il suo programma prevede il rafforzamento delle capacità tecnologiche nazionali, il rilancio delle infrastrutture industriali danneggiate durante la guerra e una maggiore collaborazione con le imprese private. Questi obiettivi collocano la modernizzazione della produzione militare tra le priorità del nuovo incarico, mentre Teheran cerca di mantenere capacità operative nonostante i danni subiti dalle proprie strutture difensive.

Araghchi accusa Washington e punta sul confronto diplomatico

Durante una conferenza stampa a Teheran con il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, Araghchi ha attribuito agli Stati Uniti la responsabilità principale delle tensioni nella regione. Secondo il capo della diplomazia iraniana, l'insicurezza nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz sarebbe una conseguenza diretta dell'aggressione militare americana. Il colloquio con il rappresentante di Mosca si è svolto mentre la Russia cerca di ritagliarsi un ruolo diplomatico nella crisi e di discutere le questioni legate alla sicurezza regionale. Il ministro iraniano ha anche accusato il premier israeliano Benjamin Netanyahu di spingere Washington verso un nuovo conflitto per sottrarsi a possibili conseguenze giudiziarie, una contestazione affidata a un messaggio pubblicato sul social network X.

La disponibilità a trattare non implica, per Teheran, l'accettazione delle condizioni americane senza contropartite. Tra le questioni sul tavolo figura la riapertura dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per i trasporti marittimi e per il commercio energetico internazionale. Il governo iraniano ha indicato che il ripristino della navigazione potrebbe avvenire entro pochi giorni se Washington revocasse le sanzioni sulle esportazioni petrolifere e ponesse fine al blocco navale dei porti iraniani. Gli Stati Uniti chiedono invece una riduzione significativa dell'arricchimento dell'uranio, elemento centrale del confronto sul programma nucleare. Le diverse condizioni mostrano la distanza tra le richieste dei due governi, nonostante le dichiarazioni favorevoli a una soluzione negoziata.

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