Deloitte apre la nuova sede a Milano tra intelligenza artificiale e arte contemporanea
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Redazione Economia
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Milano ha accolto ieri l’inaugurazione del nuovo quartier generale di Deloitte, tra via Santa Sofia e Corso Italia, in un evento che ha messo al centro l’innovazione tecnologica e la riqualificazione di uno spazio storico. Al centro delle celebrazioni, l’hub Solaria Space, dedicato all’Intelligenza Artificiale Generativa, e la presentazione del paper "Generative Tomorrow. The Future Unveiled, starring GenAi", che analizza l’adozione di queste tecnologie da parte delle grandi imprese italiane.
Non solo business, però. Il progetto più suggestivo è senza dubbio la Galleria Deloitte, ricavata nella chiesa sconsacrata di San Paolo Converso, in piazza Sant’Eufemia. Un luogo che, dopo secoli di storia religiosa – un tempo sede delle Madri Angeliche –, si trasforma oggi in un crocevia tra arte contemporanea e algoritmi. Ad accogliere i visitatori all’ingresso, ancora quello originario della chiesa, è "Liturgica", l’installazione immersiva dell’artista Giuseppe Lo Schiavo, che sovrappone immagini generate dall’intelligenza artificiale a un’architettura barocca, creando un contrasto volutamente stridente tra sacro e digitale.
L’intervento, che ha richiesto anni di lavori, non si limita a riportare in vita uno spazio abbandonato, ma lo inserisce in un contesto più ampio: quello del Campus Deloitte, concepito come polo multidisciplinare dove consulenza, tecnologia e cultura convergono. Alla cerimonia di apertura hanno preso parte il ministro Raffaele Fitto, il sindaco Giuseppe Sala e la senatrice Licia Ronzulli, sottolineando l’importanza di un investimento che unisce riqualificazione urbana e sviluppo economico.
Se Solaria Space rappresenta il cuore tecnologico del progetto, con focus su applicazioni industriali e corporate della GenAI, la Galleria ne è invece la dimensione più sperimentale. Qui, l’arte non è più solo contemplazione, ma diventa processo dinamico, governato da macchine in grado di produrre – e alterare – immagini in tempo reale. Una scelta che, al di là dell’impatto visivo, solleva interrogativi sul controllo autoriale e sul ruolo dell’uomo in un’epoca sempre più dominata dagli algoritmi.




