Il rifiuto della presidente georgiana alla legge sugli agenti stranieri
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Redazione Esteri
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La presidente della Georgia, Salomé Zourabichvili, ha posto il veto alla cosiddetta "legge sugli agenti stranieri". Questa decisione arriva dopo oltre un mese di proteste da parte della società civile a Tbilisi, la capitale della Georgia.
Il contesto
La legge, promossa dal partito Sogno georgiano al governo, era stata approvata dal Parlamento questa settimana. Il provvedimento imponeva a Ong e media che ricevono oltre il 20% dei propri finanziamenti dall'estero di registrarsi presso il ministero della Giustizia come "organizzazioni che portano avanti interessi di Paesi stranieri". Inoltre, prevedeva rigide ispezioni e multe amministrative per chi non si conformava.
Le proteste
La legge ha scatenato disordini in Georgia e ha dato luogo a interpretazioni semplicistiche e polarizzate. Alcuni la consideravano uno strumento valido per garantire la sovranità del paese, mentre altri la vedevano in contrasto con lo stato di diritto "garantito" dalla integrazione Ue.
L'appello alla Ue
In un'intervista, la presidente Zurabishvili ha invitato i leader dell'Unione europea, e in particolare il presidente francese, Emmanuel Macron, a visitare Tbilisi. Il suo obiettivo è "portare definitivamente il Caucaso fuori dall'influenza russa". Questo appello arriva dopo settimane di proteste in piazza e in Parlamento e gli avvertimenti di Bruxelles. A Tiblisi si sfiora lo strappo istituzionale sulla cosiddetta legge bavaglio, approvata in via definitiva quattro giorni fa dal Parlamento.
La decisione della presidente Zourabichvili di porre il veto alla legge sugli agenti stranieri segna un punto di svolta importante nella politica georgiana. Resta da vedere come reagiranno il governo e la società civile a questa decisione e quali saranno le conseguenze per il futuro del paese.




