Hudson e Jackman, voci che si fondono nella storia vera di "Song sung blue"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La musica, per alcuni, non è mai solo spettacolo ma una corda tesa alla quale aggrapparsi, una salvezza che arriva quando si canta anche se ci si sente stanchi, feriti, invisibili. È da questa premessa, nient'affatto retorica ma concretissima, che prende vita "Song sung blue – Una melodia d'amore", il film diretto da Craig Brewer che arriva nelle sale italiane portando sullo schermo una vicenda umana e artistica autentica, fatta di piccoli locali e di un sogno costruito a fatica nel Midwest americano. Il progetto, ispirato all'omonimo documentario del 2008 di Greg Kohs, affida il racconto di questa resilienza a due star di primo piano, Kate Hudson e Hugh Jackman, chiamate a diventare una cosa sola con i personaggi che interpretano e, cosa non scontata, anche tra loro sul piano vocale.
La genesi di una storia nel segno di Neil Diamond
Verso la fine degli anni Ottanta, due cantanti di Milwaukee, Mike Sardina e Claire Stengl, decisero di unire le loro vite e le loro voci in un progetto unico, trasformando la comune ammirazione per Neil Diamond in una tribute band che chiamarono Lightning & Thunder. Mike, reduce dal Vietnam, e Claire, cantante part-time e madre di famiglia, iniziarono a portare la loro passione nei piano bar e nei locali della regione, costruendo nel tempo una discreta notorietà. La loro storia, fatta di musica ma anche di prove durissime, è al centro del film di Brewer, che sceglie di raccontare proprio come l'arte possa diventare un atto di sopravvivenza quotidiana, un rifugio quando la fama nazionale non è neppure all'orizzonte.
Il ritorno di Kate Hudson e la chimica vocale con Jackman
A incarnare questa coppia di artisti, la regia ha voluto due interpreti che potessero reggere non solo la parte drammatica ma anche, e soprattutto, quella musicale. Kate Hudson, candidata al Golden Globe come migliore attrice in un film commedia o musicale per questa performance – la più acclamata dai tempi di "Quasi famosi" – e Hugh Jackman, attore di teatro musicale navigato, si sono immersi completamente nei panni dei Sardina. La Hudson stessa ha raccontato l'impatto di quel primo approccio in studio di registrazione, descrivendo un'esperienza immediata e quasi magica: "Stavamo provando e le nostre voci sembravano semplicemente fondersi", ha detto, sottolineando come quella fusione abbia creato da subito le fondamenta credibili dei personaggi. Una sintonia che Jackman ha confermato, paragonandola con ironia a un "primo appuntamento imbarazzante" che però, superato l'imbarazzo iniziale, ha rivelato un'intesa profonda.
Oltre il biopic: la musica come collante di un'esistenza
Il film, distribuito da Universal, non ambisce a essere una semplice cronaca di ascesa e caduta nel mondo dello spettacolo, ma piuttosto un'indagine su come un legame artistico possa sostenere e definire un legame personale, persino di fronte alle avversità. La regia di Craig Brewer, già autore di pellicole musicali di successo, punta a scavare nella natura quasi simbiotica di quel duo, dove le due identità vocali si fondono fino a diventare, come recita il sottotitolo promozionale, "due vite e una sola voce". Si tratta di un percorso che, evitando i cliché più facili del genere biopic, restituisce la concretezza di un'esistenza fatta di scelte, di rinunce e della tenacia necessaria per continuare a cantare, anche quando il palcoscenico è piccolo e il riconoscimento limitato a una cerchia ristretta di estimatori.




