Il Malloppo, la recensione del comedy thriller con Abatantuono, Mago Forest e Angioni
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Esce in circa 300 sale cinematografiche italiane, a partire dal 3 settembre 2026, "Il Malloppo", il nuovo film diretto da Volfango De Biasi che prova a mischiare i toni della commedia, del giallo e della commedia romantica, il tutto condito da un risvolto investigativo e da una vena spiccatamente goliardica. La pellicola, prodotta da Vision Distribution e Tramp LTD, vede nel cast un trio di volti noti al pubblico televisivo e cinematografico: Michele Foresta, in arte Mago Forest, il comico Max Angioni e il premio Oscar Diego Abatantuono.
Proprio su quest'ultimo, Mago Forest non ha lesinato elogi, definendolo "il nostro Jack Nicholson italiano" per la straordinaria naturalezza e la capacità di spaziare con disinvoltura dai ruoli comici a quelli drammatici. Le riprese, come raccontato dagli stessi attori in un'intervista all'Italpress, hanno visto Forest e Angioni lavorare insieme per la prima settimana, per poi vedere l'arrivo di Abatantuono sul set, un momento che ha innalzato il livello generale del progetto, permettendo ai due di imparare molto per osmosi.
La trama, tra rapine e misteri a Ferrara
Al centro della storia c'è Diego Viani, interpretato da Diego Abatantuono, un ex rapinatore milanese soprannominato "il Brigante" che, dopo una lunga detenzione, ha deciso di voltare pagina e rifarsi una vita a Ferrara, dove gestisce un'osteria. Il suo passato, però, torna a bussare alla porta con l'arrivo del Salamandra, un vecchio complice che lo accusa di aver nascosto il bottino dell'ultimo colpo della banda, cinque miliardi di lire in lingotti d'oro spariti nel nulla.
Quando il Salamandra viene trovato morto in circostanze misteriose, il Brigante diventa il principale sospettato, in particolare agli occhi del commissario Castrone (Antonio Catania), un vecchio nemico che nutre un rancore personale nei suoi confronti. A difendere la sua innocenza, nonostante tutto, restano il suo migliore amico Michele Ragusa, un investigatore privato scalcinato interpretato da Mago Forest, e il giovane e impacciato tirocinante Alex, ruolo di Max Angioni, che insieme si lanciano in un'indagine dilettantesca per scagionarlo.
Un'occasione mancata tra citazioni e sketch
L'obiettivo dichiarato del regista Volfango De Biasi era quello di omaggiare il filone del poliziesco all'italiana in voga tra gli anni Sessanta e Settanta, mescolando la tensione e il cinismo del genere con la leggerezza della commedia. Il risultato, tuttavia, appare come un'operazione che si basa quasi interamente sulla prova del cast, appiattendosi su dinamiche trite e ritrite e sul meccanismo dello sketch che, troppo spesso, non riesce a decollare veramente.
La sceneggiatura, scritta a più mani dallo stesso De Biasi con Herbert Simone Paragnani, Gianluca Belardi, Irene Girotti e Salvo Di Paola, soffre di una sostanziale mancanza di freschezza e originalità, seguendo un copione che il pubblico ha già avuto modo di vedere innumerevoli volte.
I personaggi, il punto di forza di un'opera incerta
Il cast rappresenta senz'altro l'elemento più interessante del film. Diego Abatantuono gioca con il proprio passato cinematografico e umano, regalando al suo personaggio una malinconia ruvida che lo rende profondo, mentre Mago Forest si cala nei panni di un investigatore che ricorda un Don Chisciotte urbano, un uomo che sbaglia tutto ma non si arrende mai. La sua prova, che si rifà ai suoi storici personaggi televisivi, porta sul set l'ironia che lo contraddistingue.
Max Angioni, dal canto suo, interpreta uno stagista che rappresenta la precarietà e le ansie di una generazione di trentenni, un personaggio cinico e pessimista in cui l'attore, forte dei suoi nove anni di teatro, ha riconosciuto un vissuto comune. A completare il quadro, le ottime prove di Maria Amelia Monti nei panni dell'ex moglie del Brigante, una maestra nell'arte della lamentela, e di un contorno di caratteristi di valore come Bebo Storti e lo stesso Catania.
Ferrara, uno scenario da copertina
A fare da sfondo a questa storia di soldi, amicizia e secondi chances è la città di Ferrara, che si trasforma in un vero e proprio personaggio della pellicola. Le riprese, durate sette settimane, hanno interessato i luoghi più iconici del centro storico, come Piazza Trento e Trieste, Corso Martiri della Libertà, Viale Cavour e Corso Ercole I d'Este, senza dimenticare il Castello Estense, simbolo della città, e il suggestivo Parco Massari, che ha ispirato Giorgio Bassani per il suo "Giardino dei Finzi Contini".
L'Osteria del Brigante, il locale gestito dal personaggio di Abatantuono, è stata allestita nei pressi del parco, contribuendo a creare un'ambientazione che mescola la bellezza rinascimentale con la vita di provincia fatta di osterie, viali e piccole abitudini.
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