La doppia faccia della digitalizzazione: dalla CIE al mercato oscuro dei passaporti italiani

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Sul finire di aprile 2026, una fotografia impietosa del valore (anzi, del prezzo) della nostra identità digitale è emersa da un’analisi condotta da due società specializzate nella gestione delle minacce informatiche, NordVpn e NordStellar, che hanno setacciato circa 75mila annunci pubblicati nei mercati illegali online. Il risultato del loro studio, pubblicato in questi giorni, rivela una geografia criminale ben precisa: l’Italia si posiziona al settimo posto a livello globale per il valore dei documenti falsi, un primato che, lungi dall’essere meramente statistico, racchiude il paradosso della nostra era tecnologica. Da un lato, infatti, lo Stato spinge sull’acceleratore della trasformazione digitale – con la Carta d’Identità Elettronica (CIE) e lo SPID ormai chiavi di accesso imprescindibili per i servizi della Pubblica Amministrazione, come previsto dai finanziamenti del PNRR – e dall’altro i criminali informatici sfruttano le falle di questo stesso sistema per lucrare sulla nostra esposizione online. Se da un lato la CIE garantisce tre livelli di sicurezza (normale, significativo ed elevato) per la tutela dei dati, dall’altro l’esatto opposto del web, il dark web, trasforma quegli stessi identificativi in merce di scambio.

Il listino oscuro: dal passaporto digitale da 35 dollari al "fullz" da 108 euro

Entrando nel dettaglio di questo mercato sommerso, le cifre parlano un linguaggio fin troppo chiaro. Trentacinque dollari, poco meno di trenta euro al cambio attuale, rappresentano il biglietto d’ingresso per acquistare la versione digitale di un passaporto italiano. Si tratta, nello specifico, di file contenenti le scansioni o le fotografie del documento, ottenuti violando database di siti web, app governative o piattaforme commerciali poco sicure. Ma la sorpresa, amara, arriva quando si passa dal virtuale al materiale: se un criminale desidera mettere le mani su un passaporto fisico – che sia un libretto rubato o una perfetta contraffazione dotata di ologrammi e filigrane – il prezzo schizza vertiginosamente fino a 1.500 dollari. Non solo passaporti, però, popolano le vetrine virtuali di questi bazar illegali. Il listino prezzi, consultato dagli esperti, include pacchetti completi chiamati “fullz”, vere e proprie "scatole di attrezzi" per il furto d’identità, che contengono non solo il documento, ma anche la patente di guida, la carta d’identità, il codice fiscale e spesso l’indirizzo email e il numero di telefono della vittima. Un simile kit, in grado di clonare l’identità di un cittadino a 360 gradi, viene ceduto per circa 108 euro. Per capire la portata del fenomeno, basti pensare che un account italiano sulla piattaforma di criptovalute Binance – un accesso che permette muovere denaro in modo difficilmente tracciabile – viene valutato ben 160 dollari, mentre una semplice carta di credito Visa rubata vale solo 14 dollari.

Italia settima al mondo: perché valiamo così tanto sul dark web

La domanda sorge spontanea: cosa rende la nostra “anagrafica” così costosa rispetto ad altre nazioni? La ricerca, suffragata dalle analisi di mercato del dark web, colloca l’Italia al settimo posto, preceduta da Israele – dove un passaporto digitale arriva a costare 70 dollari – e altri paesi come Canada e Nuova Zelanda. Diversi fattori concorrono a determinare questo valore anomalo. In primis, la scarsità relativa: mentre i dati degli utenti statunitensi circolano in volumi massicci e inflazionati, abbassandone il prezzo unitario, quelli italiani sono considerati “di nicchia” e, soprattutto, estremamente spendibili. Un passaporto italiano, lo ricordano i criminali, garantisce accesso senza visto a oltre 185 destinazioni nel mondo; una qualità che lo rende molto più funzionale di altri documenti per attività internazionali illecite. In secondo luogo, esiste un paradosso della sicurezza: i sistemi di autenticazione a più fattori e le normative europee sulla protezione dei dati (come il GDPR), pur essendo virtuosi, rendono più difficile ottenere queste informazioni; di conseguenza, quando gli hacker riescono a violare una banca dati italiana, il bottino viene valutato di più perché più raro e difficile da sostituire. A ciò si aggiunge, secondo gli analisti di NordVPN, una maggiore vulnerabilità della popolazione locale, statisticamente più esposta a truffe online e meno attrezzata culturalmente alla difesa informatica.

La vulnerabilità del sistema CIE e SPID: un’arma a doppio taglio

Il riferimento alla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, in questo contesto, non è affatto casuale. Con l’obbligo, sancito dal PNRR, di utilizzare esclusivamente SPID e CIE per accedere ai servizi pubblici (dai bonus fiscali alle prestazioni sanitarie, passando per l’anagrafe nazionale), i cittadini hanno concentrato la loro vita digitale in due soli contenitori. Se da un lato questo semplifica l’accesso (non servono più cento password diverse per ogni comune), dall’altro crea un «tutti le uova in un paniere» che gli hacker conoscono bene. Le credenziali di accesso a un singolo account SPID, se rubate, permettono di impersonare la vittima presso quasi tutte le amministrazioni italiane. Gli hacker non colpiscono più il singolo sportello, ma direttamente la chiave universale. Il furto della CIE o la clonazione dei suoi livelli di sicurezza, sebbene tecnicamente complessa, viene aggirata con estrema semplicità puntando sull’anello debole della catena: l’utente. Le tecniche di phishing, come documentato negli atti delle inchieste, restano il vettore principale. Il criminale invia una mail che sembra provenire dalle Poste o dall’INPS, chiedendo un aggiornamento dei dati; il cittadino clicca e, senza accorgersene, regala le sue credenziali SPID, che finiranno poi in quei pacchetti "fullz" venduti per 108 euro. L’ironia, amara, è che mentre lo Stato celebra la transizione ecologica e digitale, il valore di un cittadino identificato elettronicamente è diventato una commodity esposta alle peggiori speculazioni della cybercriminalità organizzata.

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