Salvini spinge per il commercio con Mosca, Meloni frena: “Pressione economica arma per la pace”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il dibattito sul futuro dei rapporti energetici tra Italia e Federazione Russa si riaccende, alimentato dalle dichiarazioni provenienti dal Vinitaly di Verona, dove il vicepremier Matteo Salvini ha definito “impensabile” per l’economia nazionale rinunciare in via definitiva alle forniture provenienti da Mosca. "Io spero che finisca non solo il conflitto in Iran, ma anche il conflitto fra Russia e Ucraina – ha spiegato il leader della Lega – e, quindi, tornare a commerciare a conflitto finito con la Russia sarà fondamentale". Un’apertura, questa, che ricalca le valutazioni tecniche espresse dall’amministratore delegato di Eni, il quale aveva paventato la necessità di sospendere il bando che scatterà il primo gennaio 2027 sui venti miliardi di Gnl provenienti dalla Russia.

La posizione della premier e la strategia europea

A distanza di poche ore, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha però tracciato una linea netta, apparentemente distante dalle sollecitazioni del suo alleato di governo. Intervenuta sempre alla kermesse veronese, la leader di Fratelli d’Italia ha ribadito che la pressione economica su Mosca resta "l'arma più efficace per la pace". Pur riconoscendo che l’orizzonte del 2027 potrebbe subire modifiche in caso di progressi diplomatici concreti sul fronte ucraino, Meloni ha messo in guardia dai rischi di un allentamento prematuro delle misure restrittive, un passo che rischierebbe di vanificare la strategia unitaria finora perseguita dall’Unione Europea.

Il nodo della sicurezza degli approvvigionamenti

Alla base di queste posizioni divergenti, che convivono all'interno della maggioranza di centrodestra, c’è il complesso dossier della sicurezza energetica, reso ancora più instabile dalle recenti tensioni geopolitiche che hanno interessato l'area del Golfo. Secondo quanto riferito da fonti vicine al governo, il ragionamento del manager del "Cane a sei zampe" viene letto a Palazzo Chigi come una valutazione squisitamente tecnica, sebbene la partita abbia inevitabilmente ricadute politiche immediate. In questo contesto, la Lega sembra spingere per un approccio più pragmatico, sostenendo che la diversificazione delle fonti – pur essendo in corso grazie a forniture da Congo, Nigeria, Angola e America – non possa ancora colmare completamente il vuoto lasciato dall'ex fornitore orientale.

Equilibri interni alla maggioranza

Le parole di Salvini, che invoca "nervi saldi ed equilibrio" in una fase internazionale "complicata e delicata", rappresentano quindi l'ennesima sfumatura di una coalizione che deve fare i conti con sensibilità diverse sull’argomento. L’auspicio, che filtra da ambienti governativi, è che entro la scadenza di gennaio 2027 possano cessare le ostilità tra Mosca e Kiev, aprendo una fase nuova di confronto. Fino ad allora, però, l’esecutivo guidato da Meloni intende mantenere la pressione occidentale sulla Federazione russa, resistendo alla tentazione di riaprire i rubinetti del gas prima che le condizioni politiche per la pace siano realmente mature.

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