La svolta dei Friedkin: congelati i rinnovi di Cristante e Mancini, la Roma scarica la “banda del sesto posto”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il triplice fischio di San Siro – quel sonoro 5-2 incassato sul campo dell’Inter che ha messo in ginocchio le residue ambizioni Champions dei giallorossi – non ha rappresentato soltanto l’ennesima batosta stagionale, la quindicesima se si sommano le sconfitte in tutte le competizioni, ma ha piuttosto funto da detonatore per un’implosione controllata. Perché a Trigoria, stavolta, nessuno si nasconde dietro l’alibi del caso isolato o dell’episodio sfortunato: la proprietà Friedkin, ormai da più di un anno alla guida di un club che continua a navigare in quelle acque torbide del quinto-sesto posto, ha rotto gli indugi. L’ordine, rilanciato con forza dalle colonne del Corriere dello Sport e confermato dalle agitate cronache della capitale, è gelido e chirurgico. Non c’è più spazio per la protezione del gruppo storico, quella cappa di piombo che per anni ha giustificato rendimenti altalenanti e picchi di autolesionismo collettivo.

La resa dei conti con i “senatori”

Se qualcuno credeva che la “rivoluzione” promessa a voce alta dai dirigenti fosse solo retorica estiva, deve fare i conti con la realtà dei contratti congelati. Lorenzo Pellegrini, nonostante qualche timido contatto esplorativo con il suo entourage, non ha ancora visto accennare una trattativa seria per il prolungamento, ma a fare più rumore – come riportano fonti vicine alla società – è la situazione dei due presunti pilastri dello spogliatoio. Mi riferisco a Bryan Cristante e Gianluca Mancini: per entrambi, il cui legame scade nel 2027, i discorsi per il rinnovo sono stati sospesi sine die. È un segnale inequivocabile. La famiglia texana ha deciso di spostare il mirino dalla panchina al prato, scaricando la responsabilità su quei giocatori che, da anni, rappresentano l’ossatura della squadra. Non ci sono più scusanti: la “banda del sesto posto”, come sono stati etichettati senza troppi giri di parole, è sotto accusa per un ciclo che sembra essersi irrimediabilmente chiuso.

Gasperini, la vera linea di difesa

E qui emerge il cortocircuito tattico e mentale di questo finale di stagione. Da una parte, infatti, c’è l’allenatore – quel Gian Piero Gasperini che, arrivato su suggerimento di Ranieri, gode ancora della fiducia formale dei piani alti – che prova a gettare acqua sul fuoco. Il tecnico, come riferito da diverse agenzie dopo il crollo di Milano, ha bollato come “follia” l’idea di smantellare l’intero gruppo, sostenendo che la base sia solida e necessiti solo di innesti mirati. Tuttavia, questa visione moderata sembra scontrarsi frontalmente con la linea dura della proprietà. I Friedkin, ascoltando forse anche il malcontento crescente che si è palpabile tra chi segue la squadra, sembrano aver metabolizzato il concetto opposto: per uscire dalla terra di nessuno della classifica – quella che porta dalla quarta alla settima piazza – servono tagli profondi, non semplici rattoppi. E così, mentre i tifosi organizzano una contestazione silenziosa ma pesante in vista del prossimo match casalingo contro il Pisa, lo spogliatoio vive ore di fuoco, consapevole che nessuno è più intoccabile.

La strategia del silenzio contrattuale

A confermare la piega drammatica di questa fase di transizione ci sono anche i destini degli altri elementi in scadenza. La situazione di Paulo Dybala, di Zeki Celik e dello stesso Stephan El Shaarawy è rimasta in uno stato di totale stand-by: con i contratti in scadenza a giugno, il club non ha affrettato nessuna fumata bianca, preferendo osservare l’evolversi di un campionato che rischia di chiudersi senza nemmeno il premio di consolazione dell’Europa League. Perché se è vero che mancano ancora sette giornate, la matematica della distanza dal Como (quarto) e dalla Juventus (quinta) comincia a pesare come un macigno. La sconfitta con l’Inter non ha fatto altro che cristallizzare un senso di impotenza che i Friedkin vogliono trasformare in energia distruttiva. Non ci saranno più alibi: la rivoluzione, che sia totale o parziale, passa da una depurazione di chi ha fallito l’obiettivo. E, a giudicare dai congelamenti in atto, il prossimo mercato estivo si annuncia come un vero e proprio cantiere aperto, dove la memoria storica varrà meno dei risultati che non sono arrivati.

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