Netflix compra per 600 milioni la start-up di intelligenza artificiale di Ben Affleck

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il colosso dello streaming guidato dalla direzione creativa di Ted Sarandos ha messo a segno un colpo che ridefinisce i confini tra tecnologia e settimo arte, acquisendo per una cifra che potrebbe toccare i seicento milioni di dollari la InterPositive, società fondata da Ben Affleck. L’operazione, stando a quanto ricostruito da fonti vicine alla trattativa e riportato dall’agenzia Bloomberg, non sarebbe stata un semplice acquisto in contanti, ma un accordo strutturato in modo da prevedere una parte iniziale del corrispettivo, cui si aggiungerebbero dei premi legati al raggiungimento di specifici obiettivi di performance e di integrazione tecnologica nei prossimi mesi. L’intero team della start-up, composto da una quindicina di professionisti tra ingegneri e ricercatori, entrerà a far parte dell’organico di Netflix, mentre Affleck assumerà un ruolo di consulente senior per supervisionare lo sviluppo e l’applicazione degli strumenti pensati per i registi.

Fondata nel 2022 con il supporto iniziale della società di investimenti RedBird Capital Partners, la InterPositive non è nata con l’obiettivo di generare contenuti sintetici partendo da un semplice prompt testuale, bensì per sviluppare strumenti di post-produzione altamente specializzati. La tecnologia proprietaria della società lavora esclusivamente sul materiale già girato: si tratta di modelli di intelligenza artificiale addestrati sui dailies di una produzione – le riprese grezze di ogni giornata – che consentono ai tecnici di intervenire su correzione del colore, illuminazione, rimozione di elementi di scena come i cavi per le controfigure, o persino di ricreare un’inquadratura mancante partendo dalla logica visiva della pellicola. Una delle applicazioni più avanzate, già sperimentata dal regista David Fincher per un suo prossimo film con Brad Pitt, permette di risolvere problemi di continuità o di sostituire uno sfondo senza dover riconvocare la troupe e gli attori sul set, riducendo così i tempi e i costi delle lavorazioni.

La mossa di Netflix arriva in un momento di profonda trasformazione per l’industria cinematografica americana, segnato da un acceso dibattito sull’utilizzo delle nuove tecnologie e sulle tutele del lavoro artistico. L’amministratore delegato per i contenuti Bela Bajaria ha tenuto a sottolineare, in una nota ufficiale diffusa per annunciare l’acquisizione, che questi strumenti sono concepiti per ampliare la libertà creativa e non per limitare il lavoro di sceneggiatori, attori e maestranze. La stessa posizione è stata ribadita da Elizabeth Stone, chief product and technology officer della piattaforma, la quale ha parlato di una comune convinzione, alla base dell’intesa con Affleck, secondo cui l’innovazione debba rafforzare il ruolo dei narratori, e non certo rimpiazzarli. Dichiarazioni che tentano di prevenire le prevedibili tensioni con i sindacati di categoria, in un periodo in cui il rischio di una sostituzione digitale delle maestranze creative è al centro delle trattative contrattuali.

Le ragioni di un investimento miliardario e il contesto competitivo

L’investimento nella start-up di Affleck, pur significativo, rappresenta una cifra relativamente contenuta se paragonata al budget annuale che Netflix destina alla produzione di contenuti originali, e si configura come una scelta strategica per internalizzare competenze chiave in un settore – quello dell’intelligenza artificiale applicata alle immagini – destinato a fare la differenza nei prossimi anni. La piattaforma, dopo aver abbandonato l’idea di una complessa e rischiosa operazione di acquisizione di Warner Bros. Discovery, ha optato per una crescita tecnologica mirata, puntando a ottimizzare la pipeline produttiva per ridurre i costi e aumentare la velocità di realizzazione di film e serie. L’obiettivo dichiarato, come spiegato dallo stesso Affleck in alcune interviste, è quello di abbattere fino al trenta per cento le spese di produzione, intervenendo proprio sulle fasi più ripetitive e meno artisticamente qualificanti, dalle correzioni tecniche al montaggio. La concorrenza, del resto, non sta a guardare: Disney ha stretto un accordo con OpenAI, mentre Amazon può contare sull’infrastruttura cloud di AWS per sviluppare strumenti simili, rendendo indispensabile per il leader dello streaming assicurarsi un vantaggio competitivo.

L’approccio di InterPositive si distingue nettamente dai modelli generativi puri, quelli capaci di creare sequenze video dal nulla su indicazione testuale, che tanto allarme hanno suscitato tra gli addetti ai lavori. Il sistema sviluppato da Affleck, come lui stesso ha tenuto a precisare nel corso di un evento della CNBC, non genera interpretazioni né sostituisce la performance dell’attore, ma si limita a potenziare e rendere più fluido il lavoro di rifinitura del girato. Il regista e premio Oscar, forte di una carriera che spazia dalla recitazione alla regia di film come Argo, ha più volte paragonato questa innovazione alle precedenti rivoluzioni tecnologiche del cinema: dall’avvento del sonoro alla transizione al digitale, fino alla motion capture, tutte innovazioni che, se ben utilizzate, hanno ampliato la cassetta degli attrezzi a disposizione degli artisti senza cancellare il loro apporto creativo. Una posizione che cerca di conciliare l’efficienza produttiva con la difesa di quella componente artigianale e umana che resta, per ora, il cuore dell’industria cinematografica.

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