La sorpresa delle primarie dem in Florida: vince la socialista Angie Nixon
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Redazione Esteri
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Le primarie americane che si stanno concludendo continuano a regalare colpi di scena, e l'ultimo, in ordine di tempo, arriva direttamente dalla Florida, lo Stato che è ormai considerato il feudo politico di Donald Trump.
Mentre all'interno del Partito Democratico si allarga in modo sempre più evidente la corrente progressista, che ha già portato il socialista democratico Zohran Mamdani alla guida di New York e ha conquistato vittorie significative anche in Michigan e Colorado, il presidente Trump, rieletto ormai da più di un anno, scopre che il suo sostegno personale non è più un lasciapassare automatico per determinare l'esito delle competizioni all'interno del suo stesso partito.
Una cosa, tuttavia, è ormai chiara e attraversa trasversalmente entrambi gli schieramenti: i soldi, da soli, non bastano più a decidere il risultato finale di una competizione elettorale.
La vittoria dell'outsider contro i milioni di dollari
A sorpresa, anche perché non c'erano stati sondaggi alla vigilia a preannunciarlo, la candidata socialista Angie Nixon ha vinto le primarie del Partito Democratico in Florida per un seggio al Senato degli Stati Uniti, sconfiggendo il moderato Alexander Vindman, che era dato per favorito. La sua campagna elettorale è stata quella di una vera e propria outsider, tanto che Nixon non si è potuta permettere nemmeno uno spot televisivo. Secondo i dati forniti da AdImpact, una società specializzata nel monitoraggio dei media, lei ha speso appena 60.000 dollari in pubblicità, una cifra irrisoria se paragonata ai 2,2 milioni di dollari spesi dal suo competitor. Se si allarga lo sguardo alla raccolta dei fondi complessiva, il paragone diventa persino epico: 950.000 dollari per Angie Nixon contro i 16 milioni e mezzo di dollari utilizzati da Alexander Vindman. Una disparità di mezzi che, sulla carta, avrebbe dovuto rendere la vittoria della candidata progressista un'impresa quasi impossibile.
La strategia del porta a porta e il voto dei giovani
La vittoria di Nixon si inserisce in una scia di successi che hanno caratterizzato le primarie democratiche in diverse parti del Paese, con risultati analoghi ottenuti a Filadelfia, in Colorado, nel Michigan e, appunto, a New York con la vittoria di Mamdani. In tutti questi casi, la strategia vincente si è rivelata essere la stessa, e si basa su un ritorno alle tecniche di campagna più tradizionali e, allo stesso tempo, più efficaci: il porta a porta, la mobilitazione capillare degli attivisti e un radicamento sul territorio che ha saputo sopperire alla mancanza di ingenti risorse economiche.
Un fattore determinante, in particolare, si è rivelato il voto dei giovani, soprattutto quelli che risiedono nelle città sede di università e, più in generale, nei grandi centri urbani, dove il messaggio progressista e socialdemocratico ha trovato un terreno particolarmente fertile.
La base democratica della Florida e la sfida a Trump
"La Florida è pronta per un candidato socialista democratico alle elezioni generali? Non lo so ancora", ha dichiarato al The Guardian Aubrey Jewett, docente di scienze politiche presso la University of Central Florida. "Ma ciò che queste primarie hanno dimostrato è che, all'interno della base del Partito Democratico, c'è una forte maggioranza di socialdemocratici progressisti in Florida, proprio come a quanto pare accade in tutto il Paese".
Le parole di Jewett fotografano un momento di profonda transizione per il partito, che sembra aver abbracciato in modo sempre più deciso le istanze della sinistra progressista, in netta contrapposizione con l'ala moderata rappresentata da Vindman. La vittoria di Nixon, inoltre, lancia una chiara sfida a Donald Trump sul suo stesso terreno, quello della Florida, uno Stato chiave per le ambizioni repubblicane, dove il presidente aveva scommesso sulla forza del suo endorsement personale per guidare le scelte degli elettori.
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