Patch Tuesday di febbraio 2026, Microsoft corregge sei zero-day e rilascia Windows 11 26H1, ma è un’edizione fantasma
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Redazione Scienza e Tecnologia
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L’aggiornamento cumulativo di febbraio, quello che i tecnici informatici di mezzo mondo attendono ogni secondo martedì del mese per mettere in sicurezza le proprie flotte aziendali, è arrivato portando con sé non solo consuete correzioni ma anche una novità dirompente nella gestione del ciclo di vita del sistema operativo. Microsoft ha rilasciato il bollettino relativo al Patch Tuesday di febbraio 2026 – l’ultimo prima dell’insediamento formale della nuova amministrazione Trump, tra l’altro – e i numeri parlano chiaro: cinquantanove vulnerabilità sanate, delle quali ben sei già oggetto di attacchi diffusi e classificabili come zero-day -4. Il dato emerge con forza proprio mentre a Redmond devono gestire una fra le operazioni di patching più delicate degli ultimi anni, considerato che due di questi bug, stando a quanto ricostruito da fonti vicine a Google Threat Intelligence, consentono l’esecuzione di codice in modalità remota con un singolo click su un collegamento ingannevole o attraverso la semplice apertura di un documento Office malformato -4.
Parallelamente al consueto flusso di correzioni – venticinque patch per vulnerabilità di elevazione dei privilegi, dodici per esecuzione di codice remoto, sette per spoofing e il resto distribuito tra information disclosure, bypass delle protezioni e denial of service – l’azienda ha ufficializzato l’esistenza di Windows 11 26H1 -3-10. Una versione, questa, che non assomiglia ad alcun feature update degli ultimi vent’anni. Quella che è stata presentata come una release “di scopo”, pensata esclusivamente per accompagnare il lancio sul mercato dei nuovi processori Snapdragon X2 di Qualcomm, non sarà infatti distribuibile attraverso i canali tradizionali: non si tratta di un aggiornamento in-place, tantomeno di una ISO scaricabile dal portale dedicato agli amministratori di sistema -1-5. I tecnici che gestiscono parchi macchina eterogenei, abituati a pianificare i rollout semestrali con mesi di anticipo, si trovano dinanzi a uno scenario per molti versi inedito, dovendo prendere atto che i PC attualmente in produzione, inclusi quelli basati su architettura Intel Lunar Lake o sui futuri Panther Lake, non potranno mai eseguire questa specifica build -1.
Il cuore del problema, se così vogliamo definirlo, risiede nella natura stessa di Windows 11 26H1. Microsoft, attraverso il blog ufficiale dedicato ai professionisti IT, ha chiarito che questa edizione non introduce alcuna funzionalità grafica né interfacce utente rinnovate, ma piuttosto un kernel profondamente rivisitato per ottimizzare il rapporto prestazioni-consumo sulla nuova generazione di chip ARM -3-8. Si tratta di un’architettura differente rispetto a quella delle versioni 24H2 e 25H2, e questa divergenza produce conseguenze rilevanti: i dispositivi che usciranno di fabbrica con la 26H1 preinstallata non potranno ricevere l’aggiornamento annuale previsto per il secondo semestre del 2026 – la cosiddetta 26H2 – dovendo attendere un percorso di aggiornamento ancora non meglio specificato in una futura versione del sistema operativo -3-10. Inoltre, è stata rimossa l’opzione per installare il.NET Framework 3.5 come feature on demand, una scelta che segna il tramonto definitivo di una piattaforma ormai quasi ventennale e che costringerà le aziende ancora dipendenti da applicazioni legacy a rivedere le proprie strategie di migrazione -5.




