Malattie sessuali in crescita tra i giovani, l'allarme dagli specialisti delle Scotte
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Redazione Salute
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Un incremento che, superando il cinquanta percento in un solo anno, delinea una curva epidemiologica preoccupante presso il policlinico senese delle Scotte, la quale riflette un trend nazionale di cui non si può che prendere atto con seria apprensione. Il dottor Emanuele Trovato, dermatologo e referente del Centro per le Malattie sessualmente trasmissibili, osserva come il profilo dell'incidenza si sia radicalmente modificato: "Queste patologie, che sono sempre state più frequenti nella fascia 30-40 anni, negli ultimi anni vedono un'età che si sta rapidamente abbassando", ha spiegato, indicando la nuova e fragile fascia di popolazione maggiormente colpita, quella che si assesta tra i 18 e i 25 anni. Una transizione demografica del rischio che segnala un mutamento profondo nei comportamenti e nella percezione del pericolo stesso.
Clamidia e sifilide in primo piano
Tra le infezioni che mostrano un dinamismo particolarmente aggressivo spicca, per numero di casi, un'autentica esplosione delle diagnosi di clamidia, affiancata da una crescita altrettanto significativa – seppur numericamente diversa – dei casi di sifilide, patologia che molti credevano ormai confinata ai libri di storia della medicina. I dati, che provengono non solo dall'osservatorio senese ma trovano riscontro in indagini di carattere europeo coordinate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, dipingono un quadro in cui la circolazione di questi agenti infettivi corre con una velocità inattesa proprio tra i più giovani, i quali sembrano aver abbassato la guardia su un fronte che invece richiederebbe massima vigilanza.
Il preservativo in caduta libera
A monte dell'impennata dei contagi, gli esperti pongono una causa principale e ben identificata: il calo drastico nell'utilizzo del preservativo, strumento di protezione per eccellenza che, come sottolineato dal direttore del Centro per la salute sessuale – ambulatorio Ist, "purtroppo non è mai stato di moda e in questo momento ancora meno". Questa riflessione trova un riscontro empirico in ricerche come quella condotta da Lelo, dalla quale emerge che solo una minoranza degli italiani, il 37,6 per cento, ne fa un uso sistematico. La percezione del rischio, insomma, si è notevolmente affievolita, complice forse anche i progressi nelle terapie per l'HIV, creando un pericoloso cortocircuito tra comportamenti individuali e salute pubblica. L'Oms, dal canto suo, ha evidenziato come in Europa la situazione resti preoccupante, con appena il 61% dei ragazzi che ha dichiarato di averlo utilizzato durante l'ultimo rapporto sessuale.
La risposta possibile: educazione e informazione
Di fronte a questo scenario, la risposta che viene invocata dagli addetti ai lavori non può che passare attraverso un potenziamento delle attività di informazione e di educazione sessuale. La chiamata alla mobilitazione, lanciata da figure come Balestri, è chiara: "Serve più educazione a scuola, il rischio è sottovalutato". Un appello che riconosce nell'ambiente scolastico il luogo privilegiato per costruire una consapevolezza diffusa, capace di contrastare la sottovalutazione del pericolo. L'importanza strategica di questo tema è tale da essere stato scelto come argomento centrale per la seconda edizione di FarmaCrea, evento organizzato da MondoFarmacia, che coinciderà con la giornata mondiale contro l'Aids e porrà l'accento sul ruolo cruciale che i farmacisti possono svolgere, sia in un'ottica di prevenzione che di primo orientamento per la cura.




